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Barcellona oro pro nobis PDF Stampa E-mail
Scritto da Federico Didoni   

I turisti arrivano canticchiando la Barcelona di Freddie Mercury e Montserrat Caballé, conosciuta ai giochi Olimpici del '92, nati dal grande piano regolatore, quando la Regina dei gay inglesi già era morta , prima che Zapatero rendesse Barça, da Amilcare, il comandante fenicio, la meta degli omosessuali felici di mezzo mondo.
I turisti entrano nella metro, puntuale e minimale, scegliendo il biglietto adatto per il soggiorno, e salgono, noncuranti e allegri, su vagoni ad apertura manuale. I procacciatori d'affari di strada li aiutano. Reggono le loro valige di plastica rosse, pesanti e goffe, accompagnano ogni loro gesto faticoso e lento, palpeggiano borse, borsette, tracolle, come seni di donne adolescenti.
I turisti, terminata la corsa, pronti a raggiungere l'hotel, s'accorgeranno, col cuore in gola, il cerchio alla testa, la nebbia agli occhi, la mancanza di qualcosa: il portafoglio. Giace, come una mela aperta, un pollo spennato, de-interiorizzato, decapitato, in un angolo del vagone, ormai inutile, come carta straccia.

Il responsabile, il ladruncolo schedato ma non arrestato, occhiali neri, maglietta da mercato, anelli d'oro, barba bionda com'i capelli medi e unti, senza correre, ma affrettando il passo, ha raggiunto l'uscita Liceu e, in superficie, è entrato a far parte del magico mondo delle Ramblas, il vecchio, antico, ma più che mai odierno, cagatoio e pisciatoio di Barcellona.
Ora, ricco nelle tasche, leggero nei problemi, si spinge nella non facile opera di spesa, nel minor tempo possibile, del malloppo che scotta, centocinquanta euro, il pane, appena tolto dal forno, appena cotto.
Quattrocento metri avanti, direzione Plaça de Catalunya, sulla sinistra, superate le gabbiette degli uccellini cinguettanti e le esibizione umane da circo, si mostra a braccia aperte, tra urla invitanti, profumi in contrasto, e colori abbaglianti, la Boquería, ricordi da mercato di paese, assaggi gratuiti, strizzate d'occhio, capelli sciolti sul cibo senza retina sanitaria.


Montalbán, la voce di Carvalho, suggeriva, per buoni Saltimbocca alla romana, foglie odorose di basilico, una noce di burro, qualche fettina di lomo, tenero e tondo, e il prosciutto, crudo, di Parma, in Italia, il jamón ibérico, in Spagna, Serrano, curado, di cosciotti suini riempiti a ghiande e sole: joder l'inflazione, il petrolio e tutte le putas di 'sto mondo, sessanta euro.
Fuori, ignorate le urla 'madera, madera' vendenti collane di legno, in Carrer Sant Pau, nel Raval, casa l'attende al primo piso,  gli scarafaggi sulle scale, la chiave gira nella toppa torcendo il legno gonfio, gli schiamazzi notturni ancora davenire.


Sulla Rambla del quartiere, tra il gatto gigante di bronzo, doner kebap e macellerie halal, l'amigo suyo vende la cerveza fresca, come se nessuno l'avesse mai visto, nelle retate dei policía, buttare il sacchetto nella spazzatura e poi rivenderne il contenuto, recuperato tra insalate unte di maionese e pomodori affogati nella aceto. Pero, tío, una Estrella rossa, fredda, serve per placare la gola secca e per attaccare bottone, prendere confidenza, comprare il fumo, quindici euro, hashish, un tocco da consegnare dietro le palme, vicino all'edicola, nel foglio di giornale accartocciato: Gracias y te vaya todo bien.




Tutte le peluquerías,  in questa strada lunga e strettasporca, e fredda , di putas e marricones, di arabi e negri, case cadenti e balconi in ferro, amata da Hemingway, solcata da Biscuter, estàn tutte tancats per vacances, mientras che i negozi di articoli digitali, ricettatorìe nel retrobottega, sono aperte per i turisti bisognosi di ricordi vacanzieri e orologi d'oro, brucianti d'illegalità e invidia altrui.
Y que vaya che Aziz sta abierto, negozio viscido di capelli e lacca,a mattonelle grigie d'umore, sedie usate da barbiere anni '50, la famiglia all'interno, in ordine, zitta, le loro facce a coprire gli specchi, moglie incappucciata, figli con la maglia dell'ex Ronaldinho, il suocero e Youssef, il fratello, seduti fianco a fianco, sull'uscio, a passare il tempo, guardando il mare povero di treccine rasta congolesi stese a terra, in testa a ubriachi, fianco al nuova padiglione d'arte in costruzione in mezzo a case di analfabeti.
Ruota gli occhi per cercare la sfumatura alta richiesta, non vede la nuca, lo rade col rasoio a scatto che taglia e brucia. Dimezzato il pelo, tolto il telo azzurro, pagati dieci euro, s'alza affamato diretto al Pollo Rico, a fianco, la metà di spesa per una porzione di pollo e patatas, tra mosche amichevoli, camerieri supersonici e scontrini gialli illeciti.

Rinfrescato da una doccia, dopobarba in faccia e talco sul collo, varca la soglia joven e imbranato. Caterina è seduta al solito incrocio, ossuta eroinomane, senza grazie ma malattie veneree a grappoli, la bocca rossa sul colorito cadaverico, le scarpe che portano il corpo quando si muovono.
Mandato a memoria il tariffario, bisbigliata la richiesta, si spoglia nel letto porto di mare, e la conquista senza sforzo, sognando la madre di lei, Pilar Carmen Cruz, giunonica e accogliente, chiamandola ignorato, lei finge, in azione, di non aver sentito.
Alzato dal letto, chiusa la patta, fatte le scale, retto lo sguardo di putas, marricones e papponi invidiosi di cinquanta euro di dosi mancate, si butta negli specchi della Marsella, il bar d'assenzio, perso nel giallo del liquore, prima di tornare a casa, prima di tirare i conti del giorno che muore.
Scopato e bevuto, osserva i Saltimbocca friggere, il prosciutto incresparsi, il basilico appassire, odorando l'estate, le grida in arabo, le palme di Sant Pau,le panchine con mamme fianco a spacciatori, la sabbia portata dal vento, il sapore del mare freddato al tramonto del sole.
Rilassato, su una sedia di paglia, ascolta gli Zola, En la oscuridad, e nell'oscurità di una chiesa si immagina davanti a una madonna, davanti alla mamma, a pregare che anche il prossimo furto, il prossimo lavoro, le vaya todo bien.

 

 

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