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Francia, Cevennes & Gevaudan PDF Stampa E-mail
Scritto da Alessandro Bellucci   
Cinque giorni attraversando per lungo e per largo alcune delle zone rupestri tra le più selvagge e scarsamente popolate delle Francia, dove ancora dimorano i lupi e pascolano i bisonti, luoghi dimenticati dal turismo di massa, ma ricchi di storia e di mistero come nel singolare paesaggio del Cirque de Navacelles.





Testo di Alessandro Bellucci, foto di: A. Alberti, A. Bellucci, L. Carovano
 

 
Prologo

I preparativi per questo viaggio iniziano nell’inverno del 2005 quando la voglia di moto si fa sentire più che mai, cerco quindi di calarmi nell’atmosfera dei luoghi che andremo ad attraversare leggendo il libro “Viaggio nelle Cevennes in compagnia di un asino” di Robert L. Stevenson, nel nostro caso non ci saranno asini, ma 5 moto Aprilia (3 Caponord Rally Raid, 1 Pegaso Trail e 1 Pegaso cube) e 5 amici per farsi compagnia. Il percorso viene ricavato attraverso le indicazioni di un nostro amico, Matteo Ragni, il quale a suo tempo partecipò ad un giro analogo organizzato dall’associazione Over2000raid che per prima ha scoperto la bellezza del vivere in moto questi territori francesi.

Grazie all’utilizzo dei punti GPS e di una attenta documentazione e ricerca cartografica di Maurizio Reggiani viene realizzato il tracciato che si sviluppa su diverse centinaia di km compresi alcuni tratti sterrati, siamo pronti, a questo punto conteremo i mesi, le settimane e i giorni che ci separeranno dall’evento tanto atteso fino ad arrivare al 7 giugno, giorno della partenza.


Il racconto

Mercoledì 7

Siamo all’inizio di giugno e una volta tanto le previsioni meteo sono veramente confortanti, sole e temperatura mite ci dovrebbero accompagnare in tutto il nostro viaggio, compreso il lungo trasferimento fino a Le Puy en Velay (nel mio caso circa 800Km), purtroppo proprio all’ultimissimo momento Maurizio deve rinunciare per improrogabili impegni di lavoro, rimaniamo quindi in 4 e la mattina di mercoledì 7 giugno iniziamo tutti a convergere verso il meeting point subito dopo Torino da cui poi procederemo insieme.

Arriviamo puntualissimi e c’è quindi il tempo e la calma di mettere gli adesivi del raid sulle moto e di distribuire le magliette realizzate per l’evento, quindi si riparte, il trasferimento sarà abbastanza noioso, attraversiamo il traforo del Frejus percorrendo i 13Km di galleria a 70Km/h con una temperatura di quasi 30gradi: un delirio! Fuori dal tunnel noto una costruzione vuota e abbandonata con scritto “CAMBIO VALUTA”, sembra quasi incredibile che pochi anni fa paesi confinanti fossero divisi da valute differenti, fortunatamente il paesaggio all’uscita ci rinfresca con la visione delle montagne ancora innevate, poi dopo una breve pausa pranzo in una area di servizio francese riprendiamo il viaggio arrivando a Le Puy en Velay verso le 18.

 



Ricca doccia e quindi visita del paese la cui parte storica sale ripida verso la cattedrale che domina la collina, poi una cena in un ameno ristorante del posto concluderà la giornata, andiamo a letto non molto tardi, il giorno dopo inizieremo con il giro vero e proprio e non vogliamo essere stanchi.
 

 


Giovedì 8

Sveglia alle 7, siamo in moto alle 8, io e Luca proviamo un nuovo sistema di collegamento radio che ci dovrebbe permettere di parlare da moto a moto anche a distanze elevate, purtroppo notiamo subito che nel collegamento di Luca tra la radio e il cavo che porta microfono e altoparlanti al casco c’è qualche problema di contatto, a volte non mi sente ed è costretto a tenere il volume al massimo, il problema si ripeterà durante il viaggio vanificando in parte l’utilità del dispositivo, partiamo seguendo la cartina e la traccia GPS raggiungendo Chaspuzac e poi Langeac, tra la mattina e metà giornata c’è una forte escursione termica, sul termometro della moto leggo 12 gradi, fa freddino, ma il sole incomincia a scaldare, ci dirigiamo a sud alla ricerca del primo sterrato, dopo qualche tentativo a vuoto lo imbocchiamo, all’inizio è abbastanza scorrevole, ma arrivati al tratto in discesa diventa insidioso e con un fondo diviso da tre profonde e strette carregge, sono davanti e con la mia Caponord che questa volta a causa del lungo trasferimento non monta i tassellati, ma semplici Metzeler Tourance, mi trovo in difficoltà, decidiamo quindi di esplorare a piedi il proseguimento del tracciato.


Purtroppo si rivela difficile, con forte pendenza e tratti di roccia a sbalzo, non è l’ideale per le nostre moto che con i bagagli al seguito raggiungono i 3 quintali! Tra l’altro non siamo nemmeno sicuri di essere sul percorso giusto, il problema è però fare inversione e riportarle su, qui viene fuori tutta l’esperienza di Alberto che con i suoi trascorsi alla Dakar sa tirarsi fuori da qualsiasi situazione, facciamo in questo modo: io che mi trascino un forte mal di vita fin da alcuni giorni prima della partenza mi metto al manubrio e puntello la moto tenendo il freno anteriore tirato, Alberto, piano piano, tira su a balzelli il posteriore e fa girare la moto di 180 gradi, quindi rimonto su e “zampettando” torno indietro, la stessa operazione verrà fatta per la moto di Alberto, mentre Luca e Giuliano che erano rimasti indietro se la cavano con meno problemi.



Una bella sudata ce la siamo fatta, ma è stata comunque ripagata dagli stupendi paesaggi, dalla solitudine e dal silenzio che sempre ci accompagneranno nel nostro viaggiare, riprendiamo l’asfalto in direzione La Basseyre St.Mary, quindi imbocchiamo il secondo sterrato che corre in gran parte dentro il bosco, ci sono diverse deviazioni, la strategia di Alberto è di provarle tutte finché non si trova quella giusta, vero, ma dispendioso come tempi e fatiche, anche in questo caso ci ritroviamo in uno sterrato da cui non si può proseguire, un albero è caduto in mezzo alla strada e ci costringe al dietro front con una tecnica simile a quella precedente, la mia schiena comincia a lamentarsi, sarà solo l’inizio……

Ripreso l’asfalto troviamo il cippo che ricorda l’uccisione della bestia del Gevaudan (vedere il film “Il patto dei Lupi” con Monica Bellucci) quando ancora i lupi la facevano da padroni in questa zone seminando terrore non solo tra gli animali da pascolo, ma anche tra le persone, dopo la solita foto di rito cerchiamo un posto dove rifocillarci e notiamo come tutto in Francia sia meno caro che in Italia, si mangia e si alloggia a prezzi mediamente inferiori del 40/50% che da noi, come se i costi fossero ancora una semplice conversione Lire/Euro e non 1000 lire = 1 Euro!

Il pomeriggio mandiamo avanti Luca con la sua Trail più leggera e facilmente disimpegnabile, intanto Alberto ci aveva fatto un piccolo “corso” sulle tecniche di navigazione e sull’utilizzo al meglio del GPS configurandolo in modo da poter interagire con una mappa cartacea, sarà per questo o perché Luca è più fortunato che troviamo lo sterrato senza grossi problemi, bello, in parte dentro il bosco attraversa pascoli dove le mucche ci guardano con aria perplessa, ci sono dei cancelli da aprire e richiudere, cosa che facciamo sempre, non troviamo comunque mai la presenza umana, soltanto animali a farci compagnia.

Nel nostro girovagare arriviamo anche in una prateria dove all’interno di un grande parco recintato vaga libera una mandria di bisonti, gli unici rimasti in Europa, fanno una certa impressione anche se non riusciamo a vederli da vicino perché bisognerebbe addentrarci nel parco e la cosa richiede quel tempo che noi non abbiamo

Arriviamo a fine tappa verso le 18 e ci sistemiamo nell’unico albergo presente a Le Bleynard dove con una cifra irrisoria ceneremo, pernotteremo e faremo colazione, dopo la solita doccia rinfrescante ci concediamo una ricca cena, poi 4 passi in paese per finire a letto verso le 22:30, io comincio ad essere bloccato con la schiena che non ne vuol sapere di piegarsi, cerco di non far pesare la cosa ai ragazzi e gli dico che l’indomani mattina per una parte del giro dove è previsto un tratto ad anello con ritorno all’albergo, li aspetterò qui.
 

 
Venerdì 9

La mattina ci regala come al solito una stupenda giornata di sole e cielo azzurro, nel vedere i ragazzi prepararsi per la partenza non resisto e mi unisco a loro saltando però lo sterrato e convergendo su un breve giro asfaltato che mi riporterà ad attenderli a Le Bleynard, inutile dire che al loro ritorno mi racconteranno lo sterrato come tra i più facili e scorrevoli fatti fino ad ora! Credo comunque che un po’ di riposo mi abbia fatto bene e partiamo alla ricerca delle tracce successive, la tappa di oggi è la più impegnativa del raid, ben 300Km tra stradine di montagna e sterrati, decidiamo quindi di saltare uno sterrato e ci dirigiamo su Mende attraverso stupende strade asfaltate con paesaggi da favola: montagne, gole e torrenti saranno da ora in poi la costante di tutto il giro.
 

Superata Mende ci fermiamo a mangiare come nostro solito in un piccolo ristorante all’aperto e con 12,50 Euro ci saziamo veramente, in Italia sarebbe costato almeno tre volte tanto! Da notare che i paesi sembrano disabitati e il traffico quasi completamente assente, la temperatura a metà giornata è intorno ai 22/24 gradi e vestiti con le protezioni da moto soffriamo un po’ il caldo, rimontiamo in moto e diretti verso le Gorges du Tarn tramite la D31 attraversiamo un pianoro di impagabile bellezza, da cui parte uno sterrato che sarà tra i più lunghi e più belli del giro, dal fondo a tratti pietroso o ghiaioso non è particolarmente impegnativo, ma richiede la guida in piedi e io ad un certo punto sono quasi ko, la botta finale mi viene in prossimità di una ripida discesa in cui mi faccio sostituire da Alberto, altrimenti puntellare la moto con i piedi mi sarebbe stato impossibile.

Ci fermiamo per riprendere fiato e soprattutto per ritrovare la traccia che ci sembra molto confusa, mi faccio mettere un cerottone antidolorifico sulla schiena, è sarà per la pressione esercitata dalla cintura per i reni che nel giro di poche ore mi darà un effetto benefico abbastanza confortante, perdiamo comunque molto tempo per trovare una via d’uscita, da una parte c’è una ripidissima discesa con tornanti stretti e dall’altra un sentiero con divieto di accesso, alla fine prendiamo per riferimento due auto in cima ad una collina con un paio di casolari: se ci sono arrivate le macchine ne usciremo anche noi, e così sarà!

Ritorniamo sulla panoramica strada delle Gorges du Tarn e attraversando la Causse Mejean ci fermiamo a vedere la grotta dell’Aven Armand, lasciamo le moto nel parcheggio visitatori, tutti i bagagli ci vengono poi gentilmente custoditi alla biglietteria, montiamo su una funicolare a rotaie che ci porta 260m in basso, a piedi entriamo poi nella grotta, la vista è di quelle che ti toglie il fiato, dopo aver visto l’antro del Corchia e le grotte del Vento in Toscana, questa al loro paragone mi sembra infinita, pensate che al suo interno ci potrebbe stare la cattedrale di Notre Dame! Effetti di luci stupendi, stalagmiti di forme e lunghezza mai viste, la visita dura 45 minuti con una guida che parla solo francese, sarà Alberto a tradurci le parole più significative.
 
 
 
 

Riprendiamo l’asfalto per le Gorges de la Jonte attraverso la Corniche du Cusse Noir e puntiamo ancora a sud per il Canyon de la Dourble, inutile dire che le strade sono da libidine, c’è solo una cosa a cui fare grande attenzione: l’enorme quantità di brecciolino presente non solo a bordo strada, ma anche nelle corsie di marcia, i francesi infatti usano stendere un velo di catrame appiccicoso su cui poi spargono a larghe mani una sottile ghiaia che solo in parte viene assorbita, con il risultato da rendere l’asfalto insidioso per i mezzi a due ruote, a parte questo il panorama è veramente unico e assolutamente diverso da quello a cui siamo abituati nelle nostre strade di montagna.


E’ più tardi degli altri giorni, sono quasi le 19 e ancora non abbiamo raggiunto fine tappa, siamo abbastanza cotti avvicinandoci ai 300Km giornalieri, per fortuna il cerotto ha fatto azione e riesco a guidare un po’ meno contratto, raggiungiamo verso le 19:30 il Cirque de Navacelles passando per un paesino come al solito quasi disabitato, la visione che abbiamo da un balcone superiore lascia poco spazio alle parole, baste vedere l’immagine per rendersi conto della singolarità del posto, vorremmo precipitarsi giù alla base della piramide, ma è meglio cercare dove dormire, lo troviamo poco distante e abbiamo appena il tempo di fare una doccia per poi precipitarci a tavola.


Come sempre un’ottima cena concluderà la giornata, Giuliano accusa una forte stanchezza e sarà per solidarietà, ma anche a lui duole la schiena, decidiamo quindi dopo una passeggiata al fresco della sera di andare subito a letto, domani ci attende l’ultima giornata del raid prima del percorso di trasferimento e vogliamo essere in grado di affrontarla al meglio.
 





Sabato 10

La tappa del quarto giorno è, trasferimento a parte, la più breve, circa 150km che ci riporteranno a nord verso Le Puy en Velay, questa volta il percorso non prevede sterrati, ma strade asfaltate che si riveleranno tra le più belle del raid, puntiamo subito verso Le Vigan per prendere poi un veloce e godibilissimo serpentone asfaltato lungo la Corniche des Cevennes, incredibilmente il dolor di vita mi è quasi passato, mi metto in testa al gruppo e con un andatura allegra, ma prudente ci godiamo la vista delle Cevennes immaginando quanto siano state belle agli occhi di Stevenson!


Si avvicina l’ora di pranzo, cerchiamo uno dei soliti ristorantini, ma non ne troviamo nemmeno uno aperto, eppure è sabato e siamo a giugno!?! Ripieghiamo su una stazione di servizio dove ci attrezziamo con baguette e prodotti locali che consumiamo sui tavolini fuori dal bar, per Alberto questo è l’ultimo giorno in quanto deve rientrare a casa per un impegno di famiglia al giorno dopo, lo salutiamo e decidiamo per il nostro ritorno di allungare in un certo qual modo il viaggio optando per un itinerario lontano dalle grandi strade di comunicazione. L’itinerario diventa quindi Die -> Gap -> Barcelonnette -> Colle della Maddalena -> Demonte > Cuneo e poi ognuno a casa sua, ci mettiamo in moto poco dopo le 14 con l’idea di arrivare vicino al confine italiano per l’ora di cena, la scelta non sarà sbagliata perché le strade si dimostreranno scorrevoli e con un paesaggio di contorno notevole, purtroppo come in un qualsiasi raid che si rispetti capita l’imprevisto, nei pressi di Die vedo Giuliano rallentare improvvisamente, mi fermo accanto a lui, mi dice che una vespa o un’ape lo ha punto, è allergico e quindi nonostante un intervento immediato con uno stick inizia a gonfiare nella parte superiore dell’occhio, praticamente l’unico piccolissimo punto dove non era coperto dal casco e dagli occhiali!


Ci fermiamo per fare benzina, Luca accusa caldo e stanchezza, Giuliano è ko con l’occhio, a questo punto consiglio di raggiungere l’ospedale di Die per vedere di risolvere in qualche modo la situazione dell’occhio di Giuliano, dopo varie peripezie lo troviamo e il responso è un “attacco” con medicine antistaminiche e cortisoniche con obbligo di riposo per un paio di giorni, nel frattempo l’occhio si è completamente chiuso e Giuliano non è più in grado di guidare, vi tralascio tutte le successive peripezie, fatto sta che troviamo una sistemazione per le notte dove mangiare e riposare, in un luogo ameno e confortevole, almeno questa è andata……
 



Domenica 10

Ci alziamo una mezzoretta dopo le nostre abitudinarie 7:00 del mattino e andiamo a fare colazione, Giuliano ha sempre l’occhio chiuso e la tenue speranza di averlo con noi al ritorno svanisce presto, partiamo quindi io e Luca con un certo velo di tristezza per lasciare l’amico a Die anche se, dobbiamo dire che aveva un’ottima sistemazione, sapremo poi che si è goduto 2 giorni di assoluto riposo e di ottima cucina!

La strada inizia subito a salire, Luca con la sua Pegaso Trail che gli ha cambiato il carattere facendolo diventare quasi aggressivo nella guida, apre le danze con un andatura allegra che ci farà divorare un centinaio di km in poco tempo, superato Gap facciamo quindi tappa a Barcelonnette dove ci fermiamo solo per rinfrescarci un po’, guidiamo sulle sponde dell’Ubeye dove lo sport preferito è il rafting, ripartiamo diretti verso il confine e negli ultimi km la strada inizia ripida a salire fino a raggiungere i 2000m del valico, siamo finalmente in territorio italiano e decidiamo di fermarci a Demonte per il pranzo.

Dato che la locanda Occitana, nostra meta del raid dell’anno scorso, è sulla strada di casa ci fermiamo lì a mangiare, come sempre ottimo trattamento, con 13,70Euro antipasto, primo, secondo, dolce, acqua e caffè, forse perché siamo vicini al confine con la Francia? :-)

Risiamo in moto poco dopo le 14, ormai solo qualche centinaio di km ci separa da casa, Luca punta su Milano, io a Livorno, ci lasciamo quindi dopo Cuneo dove ognuno prende la sua strada, il resto è soltanto un lungo nastro asfaltato autostradale che mi porterà in garage alle 17:30 di domenica 11 giugno, una serie di sms confermerà l’arrivo di tutti, ora è proprio finita………….. Fino al prossimo viaggio, ovviamente! ;-)

Note tecniche sul raid

Le moto impiegate erano 2 Caponord Rally Raid, 1 Pegaso Trail e 1 Pegaso cube; la Caponord di Alberto era alleggerita togliendo protezione fanale e supporti per le borse, inoltre montava Metzeler Tourance codice “R” (più morbidi) a cui aveva manualmente aumentato lo spazio tra i tasselli con apposito attrezzo, le altre 3 moto erano strettamente di serie, per tutti la configurazione era bagaglio posteriore sul portapacchi (con o senza bauletto), borsa da serbatoio e zainetto, visto l’elevato chilometraggio del trasferimento abbiamo lasciato montate normali gomme semistradali.

I chilometri percorsi nel mio caso (con partenza da Livorno) sono stati 2230, con una velocità max di 159Km/h e una velocità media di 42,1Km/h relative a 32,11 ore di movimento contro 20,44 di sosta (calcolate con GPS sempre acceso mattina/sera), quindi con una media giornaliera di circa 7 ore alla guida della moto, c’è da dire subito una cosa: se volete fare anche gli sterrati è inevitabile avere una traccia GPS o almeno dei way points di riferimento, altrimenti è consigliabile concentrarsi solo sulle strade asfaltate che vi assicuro non vi faranno rimpiangere niente e potrete viverle tranquillamente anche in coppia.

Detto questo, per gli sterrati eliminando il primo, impegnativo per moto come le nostre, sono tutti fattibili se si ha esperienza di guida in fuoristrada, certo che scarichi di bagagli e con gomme tassellate sarebbe tutta un'altra storia, in questo caso vi consiglio di rivolgervi all’associazione over2000raid www.over2000raid.it che tutti gli anni organizza un raid in questi luoghi con servizio di assistenza, guide, logistica e trasporto bagagli, insomma: non è proprio la stessa avventura, ma se prendete l’approccio giusto il divertimento è assicurato!

Quando partire, cosa portare con voi: in assoluto il periodo migliore è la prima metà di giugno, noi abbiamo trovato 5 giorni 5 con meteo eccezionalmente bello e giornate il cui chiarore durava fino alle 22, dato che non si arriva a quote elevate (salvo il trasferimento non superiamo i 1600m slm) preparatevi a patire un po’ di caldo, raccomando quindi camelbak o borraccia a portata di mano e abbigliamento enduro/turistico con protezioni e casco aperto (enduro o jet), nel mio caso avevo gli stivali Vendramini Desert Elephant e ancora una volta ne ho apprezzato il confort come mai ho provato con altre calzature, tanto che avrei potuto tenere sempre quelli anche la sera.

Come ricambi consiglio l’attrezzatura di riparazione per eventuali forature con il kit per tubeless e le camere d’aria per le gomme normali, non dimenticate la chiave per il mozzo anteriore che spesso non viene fornita, le zone attraversate sono a bassissima densità di popolazione e fin tanto che non ti avvicini a qualche paese un po’ più importante è difficile trovare qualcuno che ti dia una mano, cercate quindi di essere autosufficienti.

Per la sistemazioni come vitto e alloggio noi abbiamo fissato solo il primo giorno a Le Puy en Velay presso un albergo della catena Etap Hotel dove per 24 euro a testa abbiamo dormito e fatto colazione, negli altri giorni abbiamo sempre improvvisato, consigliamo di sistemarvi in piccoli paesi dove si spuntano prezzi migliori e accoglienza familiare, di seguito alcuni riferimenti positivi basati sulla nostra esperienza:

1° giorno Etap Hotel, avenue Charles Dupuy 25, 43000 Le Puy en Velay – tel. +33892680479 (senza ristorante) www.accorhotels.com

2° giorno Hotel/Ristorante La Remise, 48190 Le Bleynard – tel +330466486580 e.mail Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. sito web www.hotel-laremise.com

3° giorno Hotel/Ristorante Le Causse, Le Villane 30770 Blandais – tel +330467815155

4° giorno Le Relais du Seillon – Hotel/Ristorante, 26150 Monmaur en Dios (Die) – e.mail Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. – sito web perso.wanadoo.fr/le.seillon

Per la visita alla grotta: Aven Armand – Gorges du Tarn/Lozere aperta 7gg su 7 dal 20/03 al 6/11 dalle 9:30 alle 18:00, tel. +330466456131

Per calarsi nell’atmosfera del viaggio vissuto da Stevenson in questi luoghi consiglio la lettura di: Robert L. Stevenson – “Viaggio nelle Cevennes in compagnia di un asino”, edizioni Ibis, collana l’Ippogrifo.

Alessandro Bellucci


 

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