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Marco Polo 2005 Motoraid: prima parte PDF Stampa E-mail
Scritto da Michele Orlando   
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Eccolo è arrivato alla fine dopo un anno e mezzo di preparativi l’agognato giorno 0 quello dell’ “alea iacta est'. Si parte.







Diario di viaggio
Silk Road

Il giorno della Partenza

1° agosto 2005

Primo giorno: partenza, Venezia - Zagabria - km 390.
 
 

 
Eccolo è arrivato alla fine dopo un anno e mezzo di preparativi l’agognato giorno 0 quello dell’ “alea iacta est”. Si parte. Siamo al Sofitel a Venezia, circondati da amici parenti e passanti incuriositi, non tutti i giorni i veneziani vedono moto che attraversano ponti, e che moto vero Gianalberto! Siamo letteralmente trafelati baci, saluti, abbracci, autografi, spiegazioni, e quant’altro.
 
Ci consegnano ufficialmente una targa da parte della regione Veneto da portare a Pechino, commovente benedizione in Armeno di padre Vartanes che suscita commozione e qualche lacrima in noi e tra gli invitati, l’ artista Paolo Monti ci consegna la sua opera TAZEBAO che noi comporremo durante il viaggio ( si tratta di far firmare a vari abitanti dei paesi attraversati delle banconote di dollaro scolorite che lui poi elaborerà ed esporra). Il tempo vola e la partenza si avvicina (rimandata nella vana attesa di Godot RAI 3), ma Telenordest è puntuale e riprende l’ evento. Finalmente alle 11 accendiamo i motori e letteralmente tra due ali di folla riattraversiamo il ponte per attaccare l’ asfalto scortati da molti amici, in particolare i ragazzi del Moto Club Spinea che molto ci hanno aiutato. Via dunque verso l’ autostrada per Trieste ed al casello triestino appare il primo incubo che prende la forma di Carlo che non trova piu i documenti della moto, la simpatica esperienza dura 10 minuti ed alla fine saltano fuori i documenti, qualche ringraziamento alla mamma di Carlo per averlo messo al mondo e poi via di nuovo. Al confine sloveno ci salutiamo con la moglie di MauB ed i suoi amici. Ci guardiamo negli occhi in silenzio, adesso siamo veramente soli e tutto è affidato alle nostre forze, forse un brivido, un misto fra paura ed emozione ci attraversa ma è un attimo. Andiamo.
 
Rapidamente raggiungiamo Zagabria, la nostra prima meta, sistemate le nostre cose in hotel, andiamo a mangiare qualcosa in centro, molto vivo, pieno di gente, ragazzi e locali, purtroppo pochi ristoranti alla fine mangiamo una pizza (onesta) e poi a letto, Kaiser MauP ha fissato la sveglia alle 5.45!!!
 
 
 
2 agosto
 
2° giorno Martedì 2/8 Zagabria-Sofia km 832
 
Freschi e riposati (!) alle 7,30 circa partiamo (carico e scarico moto Maurizio B. 30 min a volta) ci aspettano 830 km fino a Sofia attraverso Croazia, Serbia, sostanzialmente è un tappone di trasferimento in autostrada, ma che ci fa notare alcune particolarità. Intanto dopo un ore sosta di 40 min in autostrada per il ritrovamento di una bomba della recente guerra, è un occasione per chiaccherare con la gente che si dimostra subito incuriosita dalle nostre moto e dalla destinazione. Ripartiamo, comincia a fare caldo, la frontiera serbo-croata non ci da alcun problema. Appena entrati in Serbia percepiamo subito un peggioramento delle condizioni economiche, lo si percepisce dallo stato dell’ autostrada, dai camion vetusti e dalla quasi assenza di traffico automobilistico. Sfioriamo Belgrado e avanti, risolviamo via telefono un problema di sdoganamento dei pneumatici inviati in Kirghizystan, un gelato veloce in una stazione di servizio e finalmente verso le 19 siamo al confine serbo-bulgaro che attraversiamo abbastanza velocemente, altri 80 km ed arriviamo a Sofia, citta un po’ triste e buia, comunqua allo Sheraton Balkan Hotel ci ritempriamo in stanze principesche, ci volevano proprio dopo questi 850 km che definire torridi è poco.
 
 
 
 
3 agosto
 
3° giorno Mercoledì 3/8 Sofia-Istanbul 603 km
 
Questa mattina facciamo le cose un po’ più tranquilli, ci gustiamo il nostro albergo e la colazione, alle 9.45 partiamo. Anche questa tappa è caratterizzata dal caldo e da molta autostrada, peraltro ottima a dispetto delle condizioni economiche bulgare, fa veramente molto caldo, quando ci fermiamo per mangiare qualcosa a 25 km dal confine turco la temperatura all’ ombra è 36 gradi, sull’ asfalto saranno oltre 40 e lo sentiamo. Ore 15 frontiera turca: Nightmare, quasi 3 ore, 7 controlli passaporti sotto un sole implacabile, però c’è sempre qualcosa che sostiene il motociclista nei momenti duri ed è stato un incontro incredibile con un motociclista tedesco di 66 anni che da solo con la sua bmw 80 gs andava in turchia, Afganistan, pakistan, Nepal, India, Malesia, Tailandia, singapore e forse qualche altro stato che non ricordiamo tanti ce ne ha detti. Una roccia, con 40 gradi non si è neanche tolto i guanti…….! Ma noi alla sua età cosa faremo, i nonni, i pensionati, gli infermi o saremo come lui.. mah.
 
Alle 18 siamo ufficialmente in Turchia, siamo semidistrutti dal caldo, Mau B. è quasi in colpo di calore ma si riprende e nella splendida autostrada finalmente con una temperatura in discesa con un sole crepuscolare ci fa delle bellissime riprese mentre viaggiamo. L’ entrata a Istanbul con il buio ed un traffico intensissimo è un po’ pericolosa e difficile, peregriniamo abbastanza ma alla fine alle 22,45 ora locale i nostri resti trovano un buon albergo.
 
Scarichiamo le moto, doccia e alle 00 una bella cenetta in un localetto spartano dove mangiamo benissimo gustandoci la vista della moschea blu. E’ stata un’ altra giornata dura ma la consideriamo d’ allenamento perché il difficile dovrà ancora venire, comunque siamo integri compatti e determinati. E chi ci ferma? Ore 2: notte.
 
 
 
 
4 agosto
 
 Istanbul
 
Giornata dedicata alla visita della città. Visitiamo la stupenda Moschea Blu, la chiesa di Aya Sophia, le cisterne romane. Saliamo poi sulla famosa torre di Galata ed ammiriamo, da un’altezza di quasi 100 metri , la stupenda Istambul ed il Corno D’oro. Prima di ritornare in albergo ci perdiamo nei meandri del suggestivo bazar delle spezie, dove si trova di tutto…..anche le sanguisughe per un bel salasso!!
Domani ci aspetta una tappa dura, lunga e sicuramente calda e quindi ….tutti a letto.
 
 
 
 
 
5 agosto
 
ISTANBUL/AMASYA km 620
 
Partiamo la mattina prestissino diretti verso la Turchia est. Il caldo è feroce ma il morale è carico.
 
Ad un certo punto la strada statale viene bloccata da lavori in corso che, ci dicono, dureranno un’ora circa.
La gente tranquilla improvvisa così un picnic lungo la strada: saltano fuori frutta, acqua, biscotti.
Partecipiamo a questo banchetto improvvisato e ci mescoliamo agli amici turchi, sempre gentili e disponibili.
Dopo aver attraversato immense risaie, arriviamo verso sera ad Amasya, caratteristico villaggio, con le tipiche case di pietra e mattoni proprie della tradizione ottomana.
Man mano che ci spostiamo verso est, notiamo una sempre maggiore islamizzazione: le donne sono sempre più coperte e gli uomini, nonostante il caldo, hanno tutti i pantaloni lunghi…..le nostre bermude non sono proprio appropriate…
 
 
 

 

 

 

 

 

 

 

 
 

 
6 agosto
 
AMASYA/ERZURUN Km 680
 
La partenza ci riserva una sorpresa: la moto di Carlo ha perso tutto l’olio dal serbatoio del freno posteriore, che quindi non funziona più.
Un bravo meccanico turco ci da’ una mano, e in circa due ore risolviamo il problema; brindiamo allora tutti, meccanico compreso, con il chai, il buonissimo tè turco.
Ripartiamo e la strada ci riserva viste mozzafiato: vallate verdi si alternano a formazioni rocciose multicolori, mentre un fiume azzurrissimo ci accompagna lungo la strada.
 
 
 
 
 
 
 
E allora, visto il caldo non resistiamo: ci tuffiamo nelle acque fredde del fiume per un bagno ristoratore.
Lungo il percorso ci imbattiamo in un gruppo di persone, di etnia curda, che stanno festeggiando un matrimonio con canti e balli caratteristici: emozionante
Ripartiamo e la strada comincia a salire: ci ritroviamo così a circa 1500 mt a viaggiare su sterrati polverosi, ma con panorami entusiasmanti.
A tarda sera arriviamo ad Erzurun, cittadina abbastanza anonima; un buon kebab ci ristora e poi presto a dormire.
 
 
7 agosto
 
ERZURUN-ASHTOK Km 542
 
Direzione Armenia.
 
La strada comincia a salire e la povertà della gente ad aumentare evidentemente: baracche, capanne e fuori cumuli di sterco che servono come combustibile per l’inverno, che qui è veramente rigido.
Incontriamo anche diverse comunità curde, che vivono di pastorizia in poveri villaggi; i bambini soprattutto ci corrono incontri festosi.
I panorami sono sempre bellissimi: ampie vallate circondate da catene montuose.
Arriviamo al confine con la Georgia : dopo due ore di dogana siamo in terra Georgiana.
 
Mancano solo 130 km al confine armeno; ce la dovremmo fare in due ore pensiamo.
Ma la strada si rivelerà un vero e proprio incubo: buche ( o meglio voragini ), sassi, sterrato, dossi, attraverso questa nazione che ci appare oppressa dalla miseria e dall’alcool..
Ci metteremo 5 ore per percorrere 130 km , ed arriveremo al confine armeno in nottata, con i doganieri che, mossi a pietà dalle nostre facce e moto impolverate ed infangate, ci offrono sigarette e birra.
 
8 agosto
 
ASHTOK-YEREVAN Km 140
 
Partiamo scortati dagli amici motociclisti armeni, che ci sono venuti incontro.
All’ingresso della città ci aspetta un benvenuto commovente: bandiere italiane, ragazze in costume locale che ci offrono fiori, ed una scorta d’onore della polizia con le moto sino all’ambasciata italiana, dove veniamo ricevuti dal vice Console Toni Mori.
 
 
 
 
9-10 agosto
 
Yerevan
 
Solo otto giorni, questa è stata la durata della mia partecipazione alla Venezia-Pechino. Interrotta da un povero cavallino armeno terrorizzato dal passaggio e rumore delle moto che mi precedevano.
 
Sarebbe dovuto essere il giorno più tranquillo dei 15.000 Km tra Venezia e Pechino. Accolti dai motociclisti armeni, avremmo raggiunto la capitale armena dove ci aspettavano festeggiamenti e ringraziamenti per l’iniziativa umanitaria che il Marco Polo 2005 indirizzava ad un ospedale Armeno, IL "SAINT GRIGOR LUSAVORICH", dove fortunatamente verrò ricoverato. E invece no, quel tranquillo carretto trainato da un cavallo improvvisamente scarta e invade la mia corsia.
 
Cerco di evitalo ma invano. L’impatto, il buio. Sono morto? Sono vivo? La voce di Carlo che mi chiama. Sono vivo, e muovo sia le mani che i piedi, buon segno.
Carlo immediatamente mi soccorre disinfettandomi il ginocchio fratturato e mi siringa un antidolorifico nella coscia. C’è molta disperazione intorno a me, a circa sette metri il conducente del carretto sotto shock che emette spaventosi lamenti, il cavallo che tenta di rialzarsi e i motociclisti armeni che si aggirano sconfortati per dare una mano.
La telecamera stava girando e ha registrato gran parte dell'incidente.
 
 
L'ultimo fotogramma prima dell'impatto sull'asfalto è quello del cavallo che si dirige verso di me. La telecamera comunque non si danneggia e dopo un buco di qualche secondo ricomincia a riprendere mostrando la scena dell'incidente.
Dall’ambulanza chiamo Vera (mia moglie); sto bene ma il viaggio è finito.
 
Arrivo in ospedale dove già mi aspettano i dottori che immediatamente mi visitano in sala emergenze e in 30 minuti sono in sala operatoria. Ho appena il tempo di vedere la faccia dell’anestesista che mi dice qualcosa prima di addormentarmi, rimarrò sotto i ferri per circa 3 ore.
Mi sveglio senza dolori, mi portano nella mia stupenda camera e mi appresto con ansia ad affrontare la mia prima notte in ospedale.
Passerò 11 giorni in ospedale. Sarebbero potuti essere un inferno se Vera non mi avesse immediatamente raggiunto e non avessi avuto la fortuna di trovare intorno a me una solidarietà e conforto inimmaginabili.
 
Accanto a me in ospedale, ho avuto e conosciuto persone di una disponibilità e umanità di cui non avevo mai avuto esperienza nella mia vita. La dott.ssa Digo (Dicranouhie Ekmekdjian) e padre Serafino (Jamourlian) mi sono stati vicino fino al punto di rendermi piacevole il soggiorno in ospedale e dimenticare l’incidente, che davanti a tale dimostrazione d’amore non era più rilevante. Non sono parole dovute o di mera prammatica, ma l’espressione della mia consapevolezza che mai sarò in grado di ricambiare o addirittura concepire appieno la loro umanità.
11 giorni in Armenia avendo solo visto l’ospedale, ma che hanno sigillato un legame indissolubile con quella terra, un legame che sicuramente mi riporterà la per salutare gli amici è visitare la natura incontaminata e varia di quel paese.
 
I miei ringraziamenti per le quotidiane visite del primario dott. Ara Minasyan, sempre pronto a rallegrarmi con una battuta e un cesto di frutta, i dottori Karen Manoukyan e babloyan, che mi hanno operato e controllato tutti i giorni, le infermiere e in particolare Anahit Arakelyan, i giovani angiolini Elen e Ruzan. E le materne inservienti. Un ringraziamento speciale va anche Tony Mori dell’ambasciata italiana, che è andato ben al di la dei suoi compiti istituzionali comportandosi da vero amico in terra straniera, si sobbarcherà anche la fatica di badare al rimpatrio della moto incidentata, grazie Tony. Un altro ringraziamento va a Paolo Nugari, titolare della famosa agenzia di viaggi “viaggi avventure nel mondo”, il quale si è adoperato oltremodo per facilitare il nostro rientro in Italia. Grazie anche a Luigino del moto club Spinea per essersi preoccupato del suo unico membro Romano. Ovviamente un pezzo di cuore a tutti gli amici di Roma e Montecatini che con messaggini e telefonate mi hanno reso meno amara l’interruzione di questo sogno rincorso per tanti anni.
Ovviamente il Marco Polo 2005 motoraid continua con tutte le sue iniziative.
 
11 agosto
 
Yerevan-Tabriz km 630
 
Partenza alle 7.30. Accompagnati da Dico e padre Serafino ci dirigiamo verso il confine con l' Iran. Lungo la strada ci fermiamo a visitare il monastero di KHOR VIRAP, che ci appare in tutta la sua suggestione al mattino presto, stagliato sull' immensa mole dell' Ararat. Ci salutiamo con grande commozione con i nostri grandi amici armeni e proseguiamo da soli, con molta tristezza per gli amici lasciati.
La strada verso il confine e' molto suggestiva ed attraversa le montagne dell' Armenia meridionale, con valichi oltre 2500mt.
Arriviamo al confine con Iran alle 17,30. Un problematico intoppo burocratico ci costringe a 3 ore di attesa in frontiera armena e tutto si risolve ancora una volta grazie all' intervento (quasi divino) di Padre Serafino. Ottima la frontiera iraniana che ci impegna solo per una ora. Alle 22,30 ripartiamo e alle 2 siamo finalmente in hotel a Tabriz, stravolti ma felici.
 
12 Agosto
 
 Tabriz
 
Giornata dedicata alla visita della suggestiva città, toccata da Marco Polo.
Visitiamo il grande complesso del bazar, uno dei più grandi dell'Iran con i suoi 3,5 km di estensione. Ci rechiamo poi alla famosa Moschea Blu, caratterizzata dal portale decorato con maioliche blu,che le conferiscono una luce particolare.
Concludiamo la giornata al parco El Goli come altre migliaia di cittadini, che vengono qui per la festività del venerdì; la gente e' cordiale ed incuriosita dalla nostra presenza.... non si vedono tanti turisti occidentali da queste parti.
 
13 agosto
 
Tabriz- Masouleh km 585
 
Attraversiamo il caotico traffico cittadino per uscire, questi guidano da pazzi: sorpassi a destra e a sinistra, compresa corsia di emergenza, semafori optional! In più per osservarci da vicino azzardano le peggiori manovre...
Percorriamo una bellissima strada in quota a circa 1800 mt, circondati da una natura straordinaria e da villaggi che sono fatti di paglia e fango. Carlo interviene ancora per soccorrere una signora anziana con un polso rotto a causa di un incidente (stecca artigianale con pezzo di legno e garza), ma non era in vacanza...
All' altezza di Zanjan deviamo verso le montagne: saliamo oltre 2500 mt circondati da imponenti catene montuose. Ad un certo punto attraversiamo un deserto di rocce rosse ravvivate qua e la' dal verde delle oasi.
Su una curva a causa del forte vento e di una macchia di olio (d' oliva!!!), Carlo scivola e nella caduta rompe gli attacchi della borsa sinistra. Per lui tutto ok, ripariamo velocemente il danno con una cinghia e fascette e ripartiamo.
In serata arriviamo a Masouleh, villaggio arroccato sulle montagne e circondato da foreste, molto carino al contrario dell' albergo-topaia dove dormiamo.
 
14 Agosto
 
Masouleh- Tehran km 407
 
Veloce trasferimento sino alla capitale con ampia autostrada.
All' ingresso della città, per fortuna un' auto della polizia ci scorta gentilmente in direzione dell' albergo. Rimasti soli affrontiamo per oltre un' ora un traffico ed un inquinamento indescrivibili, ma riusciamo ad arrivare all' hotel incolumi.
Notiamo, uscendo a cena, che lo stile di vita e' più informale e le ragazze portano il velo in maniera piu' sbarazzina, lasciando intravedere dei bei visi.
Un caro saluto da Maurizio alle ragazze della pallavolo.
 
 

 
15 Agosto
 
Tehran - Shahrud km 465
 

Usciamo da Tehran dopo 45' e 23 kM Ddietro ad un taxi nel consueto taxi.
 La strada è bellissima in un ampia valle circondata a sinistra dalle montagne mentre a destra si estende il deserto.
Temperatura gradevole lungo l'originaria via della seta con caravanserragli a scandirne le soste delle antiche carovane.
A Dolat Abad visitiamo i resti ben con servati di uno dei più grandi .........sembra di sentire ancora i carovanieri parlare.
All'interno a Maurizio cade la moto e dopo la riparazione del supporto della borsa laterale si riparte verso la più antica mosche dell'Iran a Dingham.
Terminiamo la serata a Shahrud dove riceviamo una " proposta indecente".
 
 
 
 
 
 
16 Agosto
 
Shahrud - Mashad km 517

Veloce tappa di trasferimento fino a Mashhad, con numerosi caravanserragli e panorami mozzafiato.
Mashhad è la Città Santa degli Sciiti, con 12 milioni di pellegrini all'anno; visitiamo il santuario dell'Imam Reza dove ci saranno più di centomila persone , moltissime donne con il loro velo. Siamo gli unici occidentali ma giriamo tranquillamente senza avvertire ostilità ma anzi come se fossimo "uno di loro".
Ceniamo nella meravigliosa Hezardestan Chaikana, dove veniamo incantati dalla magia della musica e dell'ambiente, mentre ceniamo seduti su baldacchini con tappeti, senza scarpe.  Ceniamo con piatti tipici persiani preparati davanti a noi .
 
 
 
17 Agosto
 
Mashad - Ashgabat km 270
 
Rapida e bella strada di montagna, con cielo terso. E' veloce anche la frontiera iraniana. Poi l'incubo di quella turkmena : 4 ore tra un ufficio e l'altro per un timbro e un permesso ( e 73 $ di balzelli !!) . Si capisce subito che è uno stato totalitario. Polizia ovunque e controlli inutili.
Alloggiamo a Berlengi, un quartiere di alberghi stile Las vegas ma quasi completamente vuoto.
 
Domani ci aspetta il deserto del Karakum..............
 
Saluti a Marco e Alessandro
 
 

 
18 Agosto
Ashgabat - Darvaza km 290
 
Affrontiamo il deserto del Garagumi, uno dei piu' vasti dell'Asia centrale. La pista corre affiancata dalle dune di sabbia e di tanto in tanto incontriamo qualche dromedario.
La temperatura e' elevata ma sopportabile perche' il clima e' secco. La sensazione che da' il deserto e' sempre emozionante, con i suoi spazi senza confini.
La sera dormiamo nel deserto in una yurta di pastori e contrabbandieri e mangiamo con loro sotto le stelle, distesi sul tappeto tradizionale. Dopo cena, con una jeep, andiamo ad ammirare lo spettacolo di un cratere di gas ardente in mezzo al deserto.
 
 
 
19 agosto
 
Darvaza - Khiva oasis km 497
 
Usciamo dal Garagumi dopo circa 600 km complessivi e ci dirigiamo verso le rovine di Kunie Urgench, fiancheggiati nell'ultimo tartto di strada da piantagioni di cotone, retaggio dell'ex Unione Sovietica. Le rovine ci appaiono maestose ed affascinanti e ci sembra ancora di sentire le grida di battaglia degli eserciti mongoli che, nei secoli XII e XIII , hanno raso al suolo la citta', a quel tempo una delle piu' importanti della Via della Seta.
Passiamo abbastanza velocemente il confine e siamo in Uzbekistan e raggiungiamo in serata Khiva, che ci accoglie con la sua fantastica cinta di mura.
 
 
 
20 agosto
 
Khiva oasis
 
Giornata dedicata ala visita di questa magica citta', che rievoca carovane di schiavi, crudelta' barbariche e terribili viaggi attraverso deserti e steppe infestate da tribu' selvagge.
L'atmosfera che respiriamo percorrendo gli stretti vicoli, sovrastati da minareti dalle cento fogge e colori e' speciale; piazze su cui si affacciano splendide madrase, minareti, palazzi da Mille e una Notte rendono questa citta' magica.
Riusciamo anche a vedere la lavorazione tradizionale al telaio dei tappeti, cosi' famosi in quest'area.
La sera poi diffonde un'atmosfera misteriosa ed affascinante su Khiva, che difficilmente riusciremo a dimenticare.
 
 
 
21 Agosto
 
Khiva-Bukhara km 470
 
Attraversiamo il deserto di Kizil Kum, un arida distesa di sabbia e rovi; tira un fortissimo vento, per fortuna, che inclina le moto ma mantiene una temperatura sopportabile. Non esistono punti di rifornimento tanto che dobbiamo ricorrere alla gente dei villaggi che ci vende il carburante. Attraversiamo anche l' Amu Darya, l' enorme fiume dell' Asia centrale (almeno 5 volte il Po' come larghezza). Michele perde il paracatena ma lo recupera e procede senza intoppi, la sera si ripara il danno. Verso il primo pomeriggio siamo a Bukhara e troviamo un ottimo B&B all' interno di una casa tradizionale.
 
Curiosità !
 
Ghingis Chan con il suo esercito fù il primo ad attraversare il deserto di Kizil Kum o deserto rosso; impresa considerata impossibile in quell'epoca !!!
 
22 agosto
 
Bukhara
 
 
Questa citta', toccata da Marco Polo e' la più sacra dell'Asia centrale, presenta edifici millenari ed un centro storico tuttora abitato che probabilmente non e' cambiato molto negli ultimi due secoli.
E' la più importante località dell' area per la fabbricazione dei tappeti, tanto che dopo lunga contrattazione e ponderata scelta, ne comperiamo alcuni, sperando di aver fatto un buon affare (?).
Il costo della spedizione si rivelerà ....meno conveniente(!).
 
 
 
23 Agosto
 
BUKHARA - SAMARQAND km. 291
 
 
Veloce trasferimento sino alla "mitica" Samarcanda, anch'essa visitata da Marco Polo.
Nessun nome richiama di piu' alla mente la via della seta di quello di Samarcanda; distrutta da Gengis Khan e ricostruita da Tamerlano, che ne aveva fatto la sua capitale, la citta' e' ricca di cupole, palazzi e minareti, culminanti nella fantasmagoria di colori del Registan.
Si tratta di un'insieme di tre madrasse (scuole coraniche), nella cui piazza antistante si svolgeva uno dei piu' grandi bazar dell'Asia centrale.
Incredibilmente piove ma questo non ci impedisce di visitare anche la tomba del terribile Tamerlano e dei suoi familiari, ospitati entro il mausoleo di Guri-Amir.

Un antropologo sovietico apri' la cripta di Tamerlano nel 1941, trovando sulla tomba un'iscrizione che diceva :"chiunque aprira' questa tomba sara' sconfitto da un nemico piu' terribile di me". Il giorno dopo la scoperta, il 22 Giugno, Hitler attacco' l' Unione Sovietica....
Man mano che proseguiamo verso est, i tratti somatici della gente mutano di confine in confine, diventando sempre piu' orientaleggianti; ormai gli occhi a mandorla ci scrutano ad ogni angolo.
Alla faccia del crescente prezzo del petrolio: costo della benzina al litro = Iran 1/10 di dollaro; Turkmenistan 1/100 di dollaro; Uzbekistan 1/3 di dollaro!......che bello fare il pieno con meno di un euro!
 
 
24 Agosto
 
SAMARQAND - TASHKENT Km. 330
 
 
Ci dirigiamo verso la capitale uzbeka Tashkent, lungo una piatta strada, ravvivata pero' dai colori delle bancarelle dei numerosi venditori ambulanti; ad un certo punto, lungo uno dei numerosi mercati di strada, una giovane maga di un villaggio, con una specie di incensiere esegue un rito propiziatorio per il nostro viaggio..........speriamo bene!
Alle porte della citta' abbiamo la sgradita sorpresa che le moto non possono entrare, a causa degli attentati successi nella vicina valle di Fergana; dobbiamo cosi' lasciare le moto in un deposito della polizia e recarci in citta' a bordo di una macchina.
Tashkent e' una bella citta' di stampo occidentale, con ampi viali, nella quale si mischiano diverse razze e stili architettonici.
La sera ceniamo assieme ai ragazzi padovani del raid La via della Seta, che sono di ritorno dalla Cina; brindisi e pacche sulle spalle si sprecano.
 
 
 
25 Agosto
 
TASHKENT - TARAZ ; km 340

Passiamo il confine ed entriamo in Kazakhstan abbastanza agevolmente, tranne l'apertura e controllo di tutti i nostri bagagli.
Carlo deve spiegare ai doganieri composizione e finalita' di tutte le sue medicine........
Il panorama alterna vaste steppe a sinistra alle alte montagne innevate alla nostra destra; la strada e' piacevole lungo dolci colline, punteggiata da caratteristici paesini, abitati da contadini dai coloratissimi vestiti.
Arriviamo tardi a Taraz e troviamo una sistamazione che, poi scopriamo, e' un albergo a ore.....probabilmente siamo gli unici che ci dormono solo............

Curiosità :Il ritratto di Marco Polo da un raro libro del 1477
 
 
26 Agosto
 
TARAZ - BISHKEK km. 310
 
Entriamo in tarda mattinata in Kirghizistan, attraverso la piu' veloce delle frontiere, ed arriviamo nella capitale Bishkek, che si presenta come una gradevole citta' abitata da un miscuglio di razze,
Dopo aver scaricato i bagagli nel nostro gradevole albergo, portiamo le moto per un check e cambio olio e gomme....il nostro contachilometri (e anche anche il nostro posteriore) segna oggi 9500 km percorsi da Venezia.
 
 
27 Agosto
 
BISHKEK
 
Giornata di riposo a Bishkek, che si rivelera' opportuna.
Carlo infatti ha 38 di febbre, nausea e altri sintomi che per pudore non riferiamo.....
Mentre il nostro corrispondente russo, Serghej, prepara a Carlo una tisana con un'erba di montagna da lui raccolta dal nome Sveraboi, Michele e Maurizio vanno a visitare il pittoresco bazar della citta' e fanno qualche acquisto.
Abbiamo saputo da poco che il passo Torugart, che dovevamo valicare il 30 agosto per entrare in Cina, e' chiuso il 30 e 31 per festivita'.
 
Il nostro corrispondente in Cina, con non poca difficolta', riesce a farci ottenere un permesso per entrare il 29.............speriamo che Carlo stia bene....
Effettuiamo cambio olio e gomme alle moto ma ci accorgiamo che un cuscinetto di sterzo della moto di Carlo e' rotto, e procediamo cosi' ad una riparazione sommaria.
Tra l'altro oggi piove a dirotto e fà freddo e noi domani dovremmo salire ad oltre 3000 mt per arrivare a Naryn.
 
 
 
 
 
 
 
28 Agosto
 
BISHKEK-NARYN km. 324
 
La strana erba di Serghej ha fatto effetto perche' Carlo stà bene, e tra l'altro splende anche il sole.
La strada per Naryn e' molto bella e ci accompagnano da subito alte montagne innevate sulla destra.
Piccola sosta al paesino di Kochkor, dove assistiamo alla cardatura artigianale del feltro, utilizzato dai pastori kirghizi per le yurte e l'abbigliamento.
 
Cominciamo poi a salire di quota tra paesaggi di una bellezza unica e valichiamo il passo detto in russo So-so, a quota 3030.
Avvistiamo le prime yurte dei pastori nomadi e, attirati da un giovane cavaliere in costume tradizionale, ci fermiamo davanti a due.
Una giovane ci invita ad entrare e ci offre del latte e del pane, mentre seduto a fianco, un vecchio intreccia uno scudiscio.
 
 
La seconda yurta viene invece utilizzata dalla famiglia per dormire, a destra dormono il capofamiglia ed i maschi, e a sinistra le donne.
Veniamo col piti dalla cordialita', semplicita' ed ospitalita' di questa gente, che ha poco e ci offre tutto.
Arriviamo in serata a Naryn, che si trova a 2200 mt; fa freddo e cosi', subito dopo cena, ci infiliamo sotto i piumini..........domani ci aspetta il "temibile" passo Torugart.
 
 
 
 
29 Agosto
 
NARYN-KASHGAR Km. 365
 
Sveglia alle 6, colazione e...............iniziano i guai.
Le moto non partono per il gran freddo, perche' di notte la temperatura e' scesa sotto lo 0.
A fatica riusciamo ad accendere quelle di Michele e Carlo, mentre per la moto di Maurizio dobbiamo ricorrere ai cavi.
Pronti via e invece no..........sempre sulla moto di Maurizio salta la fascetta che tiene la pompa dell'acqua ed esce tutto il liquido di raffreddamento.
Ripariamo con filo di ferro e fascette in plastica e partiamo..........dobbiamo fare presto perche' la dogana cinese chiude per pranzo!
Inizia lo sterrato attraverso paesaggi indescrivibili; se potessimo ci fermeremmo ad ogni curva ma il tempo incalza.
Tutto bene fino al primo check kirghizo; poi lo sterrato diventa piu' impegnativo, con buche, sassi e polvere....bisogna fare molta attenzione.
 
Valichiamo il primo alto passo a MT. 3574 e arriviamo al secondo check kirghizo sotto una bufera di neve ghiacciata; l'altitudine si fa sentire ed i movimenti diventano faticosi.
Arriviamo alla frontiera cinese con le moto letteralmente coperte di fango e abbiamo la sgradita sorpresa di non trovare il corrispondente cinese, senza il quale non possiamo entrare in Cina.
Lo aspettiamo per oltre 2 ore fermi al confine, che si trova al passo Torugart a 3752 metri!
Quando lo vediamo arrivare e' una consolazione.
Procediamo cosi' ad apporre sulle nostre moto le targhe cinesi, e dopo qualche formalita' ci dirigiamo all'ultimo controllo, che dista 90 km.
 
 
Un' inferno di polvere sullo sterrato, sollevata da decine di camion che trasportano residui ferrosi.
Non vediamo niente e mangiamo quintali di polvere;inoltre dobbiamo stare attenti che i camion non perdano i pezzi di ferro che trasportano.
Altre due ore alla dogana e poi finalmente siamo in Cina e raggiungiamo la tanto agognata Kashgar...sono le 23 ora di Pechino.
 
 
30 Agosto
 
KASHGAR
 
Ci riprendiamo dalle fatiche di ieri e in tarda mattinata, dopo una colazione alla cinese, ci dedichiamo alla visita del famoso mercato di Kashgar, descritto anche da Marco Polo.
Siamo subito attirati dalle bancarelle delle farmacie tradizionali cinesi: c'e' da non crederci....si trovano dagli attributi di capra di montagna, alle rano toro, alle lucertole, serpenti, cavallucci marini, insetti, corna di animali vari, il tutto essiccato ed eventualmente tagliato a fettine, per curare qualsiasi tipo di malattia.
La gente e' varia e colorata, anche se prevalgono i turchi di etnia Uyghuri.
Prendiamo i primi contatti con la gente cinese, passeggiando per le strade della citta', che ci accoglie con meno interesse e calore rispetto ai paesi precedenti............vedremo piu' avanti.
Nel pomeriggio apprendiamo con delusione che purtroppo una frana ha interrotto la statale del Karakoram, che ci avrebbe portato alla visione dello splendido lago Kara Kul alle pendici del Muztagata.
Modifichiamo cosi' l'itinerario anticipando all'indomani la partenza per Hotan.
 
Curiosità : a Kashgar c'è una delle moschee più grandi della Cina (Id Kah Emin)
 
 
 
31 Agosto
 
Kashgar-Hotan Km 544
 
 
Dopo la partenza da kashgar ci imbattiamo nei primi poveri villaggi fatti di mattoni e fango. La gente e' veramente povera e vive di agricoltura e allevamento. Ci fermiamo a Yensigar, cittadina famosa fin dai tempi di Marcopolo per i suoi coltelli, e li' dopo aspra e combattuta contrattazione, acquistiamo alcuni autentici esemplari dopo averne vista la lavorazione artigianale.
 
La strada costeggia l' alta catena del Kun Lun Shan ed attraversa pezzi di deserto intervallati da lussureggianti oasi addirittura con fiumi al loro interno. In queste oasi c'e' di tutto e la gente vive per strada tanto da sedervicisi ai lati incuranti dei camion sfreccianti. Le case sono ai lati della strada nascoste da vari filari di pioppi, caratteristica questa comune alle oasi della via della seta.
 
Le oasi sono di diversa grandezza, alcune arrivano anche a diverse centinaia di kilometri di estensione, e una di queste maggiori e' Hotan, ai margini meridionali della via della seta, che raggiungiamo in serata.
 
Curiosità: Hotan o Hetian in antichità era conosciuta con il nome di Tian oppure Yutian ed è il la città Buddista più vecchia inoltre è famosa per la seta e i suoi tappeti.
 
 
 
 
 
 
 
Fine prima parte
 
Racconto di Michele Orlando
 
Sito:
 
 
 

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