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Marco Polo 2005 Motoraid: seconda parte PDF Stampa E-mail
Scritto da Michele Orlando   

Diario di viaggio

Silk Road

 

1° settembre

 

HOTAN - MINFENG KM 320
 

Dedichiamo la mattinata alla visita delle particolarità di quest'oasi, che al tempo colpi' in maniera particolare Marco Polo, che descrisse questa parte della Cina come ricca di giada e seta. Non potevamo quindi non ammirare la lavorazione artigianale della giada, che viene raccolta sulle rive del fiume della citta', appunto chiamato "Drago di giada". E' emozionante vedere come, da una roccia grezza, le abili mani degli artigiani riescono a far scaturire gioielli di impareggiabile bellezza.
Andiamo poi alla ricerca di un piccolo villaggio nel quale ancora si lavora con metodi tradizionali, e quindi a mano, la seta. La fase della bollitura dei bozzoli (l'odore e' assolutamente nauseante!!), quella della creazione a mano del filo di seta e quella della successiva filatura e realizzazione della seta vera e propria, ci incantano letteralmente.
Una curiosita': da ogni bozzolo si ricavano oltre 500 metri di sottilissimo filo di seta.
Ci dirigiamo quindi verso Minfeng, con le nostre moto che vanno alla grande con l'ottima benzina cinese; in precedenza avevavmo piu' volte dovuto ricorrere agli additivi che avevamo con noi, perche' i motori battevano spesso in testa.

Curiosità: Il primo dizionario cinese, Spiegazione delle parole e delle frasi pubblicato nell'anno 100 durante la dinastia degli Han orientali, definì yu (giada) come «la pietra più bella».Gli antichi credevano che la giada si fosse formata là dove le fenici si erano posate, e là dove c'erano accumuli di yang (principio maschile e positivo della natura) e, durante le notti di luna, delle donne nude la lavassero. Si credeva che fosse soltanto facendo appello allo yin (principio femminile o negativo) che si potesse purificare la giada e ottenere così l'essenza della terra e del cielo. Questa credenza ha influenzato i cinesi per numerosi secoli. In un testo intitolato Tian Gong Kai Wu (Valorizzazione delle opere della natura), una descrizione delle antiche tecniche di produzione pubblicata nel 1637 alla fina della dinastia Ming, si legge della consuetutine di far raccogliere a giovani donne nude, nelle notti di luna, la giada con la draga.

Il libro spiega che «attirando l'energia vitale dello yang, si otterrebbe molta giada».
 

 

2 settembre

 

 MINFENG - KORLA KM 748
 

 

 

Finalmente il TAKLIMAKAN !!!
Appena partiti da Minfeng imbocchiamo la Cross Desert Highway, una straordinaria strada di recente costruita, che attraversa per 500 km l'inospitale deserto del Taklimakan. Il paesaggio e' indescrivibile e siamo immediatamente circondati da alte dune e cosi'......non resistiamo: con le nostre moto ci lanciamo sulla sabbia ancora compatta del mattino, su e giu' per le dune, a disegnare con le nostre ruote sulla sabbia geometriche figure.... abbiamo goduto!!!

Per fortuna a meta' del deserto c'e' un unico distributore e cosi'........non rimaniamo a secco.

Usciamo appagati dal deserto ed attraversiamo una delle piu' importanti zone petrolifere della Cina: il Tarim.

Arriviamo in serata nella ricca (grazie all'oro nero) cittadina di Korla, dove ci rifugiamo in un ottimo albergo. Ne avevamo bisogno!

 

 

 



 

 

3 settembre

 

Korla-Turpan km 410

 

Iniziamo a percorrere un'orrenda strada piena di traffico con un asfalto tipo tole ondulee, 2 ore per 90 km. Le strade in Cina possono essere ottime o disastrate; nella

tappa tra Kashgar e Hotan abbiamo trovato un ponte crollato che ci ha obbligato a guadare il fiume sottostante, con non poche difficolta. Dopo il solito pranzo a base di noodles (spaghetti cinesi con carne e verdure, buoni), viaggiamo veloci su una buona strada, attraversando un paesaggio lunare con un passo a 1815 mt; la lunga discesa ci immette nel catino rovente di Turpan con una temperatura di oltre 40 gradi che si fanno sentire tutti.

Laviamo le moto dalla sabbia del deserto e poi ci sistemiamo nel decoroso Tulufan Gaochang Hotel.

 

4 settembre

 

Turpan

 

Al mattino vista alle rovine della fortezza di Jao He distrutta nel tredicesimo secolo da Gengis Khan. Si trova tra 2 fiumi ed e' protetta naturalmente essendo situata molto in alto rispetto al fiume, non necessitando quindi di mura.

Altrettanto interessante la visita ai Karaz, si tratta di fiumi sotterranei scavati a mano oltre 2000 anni fa e usati per convogliare in città l'acqua dei monti. Questa risorsa viene usata non solo per la città ma anche per coltivare l' uva più famosa della Cina ( il vino però che abbiamo assaggiato era tremendo).

 

5 settembre

 

Turpan-Hami Km 422

 

La starda inizia subito a salire con panorami vari ed interessanti, anche l'aria diventa più fresca e le nostre carni ne risentono favorevolmente.

Ci avventuriamo in fuoristrada, con montagne innevate all'orizzonte ed un fondo che cambia colore continuamente, dal rosso della terra al giallo degli  arbusti, al nero della roccia. Le strade in Cina possono essere ottime o disastrate con tratti sterrati ed improvvise interruzioni. Propiro un ponte crollato sulla via per Hotan ci ha costretto a guadare il fiume sottostante con non poche difficolta'. In sedrata pernottamento ad Hami città senza alcuna particolarità

 

6 settembre

 

Hami-Dunhuang km 437

 

Stiamo attraversando il confine tra Xinjiang e Gansu, pensavamo che il deserto fosse ormai alle spalle ed invece continua ad accompagnarci piacevolmente con un altipiano a circa 2000 mt, con temperature gradevoli e vedute mozzafiato. Lasciata la strada principale, deviamo per Dunhuang e,come le sirene di Ulisse, veniamo attratti dal paesaggio ai lati della strada fatto di dune di sabbia ricoperte da pietrisco nero. Per oltre mezz' ora, come moderni beduini, sgasiamo sulle dune e fotografiamo.

Ormai alla meta compaiono anche piantagioni di cotone con piccoli contadini cinesi curvi a raccoglierlo. Ma soprattutto si stagliano all' orizzonte le enormi dune di sabbia già descritte da Marco Polo come "le sabbie che cantano"; il vento infatti , attraversandole, crea armoniosi e misteriosi suoni.

 

7 settembre

 

DUNHUANG

 

La mattina andiamo a visitare le incredibili Grotte di Mogao, patrimonio dell'UNESCO, una serie di circa 470 grotte artificiali scavate nel corso di varie dinastie cinesi, tra gli anni 220-907 d.c.

Le grotte all'interno sono riccamente affrescate e contengono statue di Buddha e di altre divinita', che si sono perfettamente conservate.

In alcune grotte le statue raggiungono oltre 30 metri di altezza!

Stupefacente!

Il pomeriggio via alla scoperta delle imponenti dune di sabbia di Mingoshan, alte sino sino a 600 metri.

Purtroppo non ci fanno accedere con le nostre moto, ma riusciamo a prendere tre quad e, con una guida, partiamo per l'esplorazione del deserto.

Dopo alcuni insabbiamenti, arriviamo in cima alla più alta, e lo spettacolo che, al tramonto, si offre ai nostri occhi, è indescrivibile, con il deserto e le sue dune che si stende infinito sotto di noi.

La guida, ad un certo punto, ci fa sentire quello che probabilmente aveva udito Marco

Polo, quando scriveva delle "Dune che cantano": facendo scivolare strati di sabbia lungo un pendio, si produce una musica misteriosa ed affascinante.

Nota stonata della giornata: visitando il mercato, notiamo, assieme a polli e conigli, alcune gabbie con cuccioli di cane e gatto.........per uso alimentare!

 

8 settembre

 

DUNGHUANG-JIAYUHANG  km 433

 

Percorriamo oltre 400 km di cui almeno 250 attraverso un'infernale strada in rifacimento: sterrato, sabbia, buche, sassi e muri di polvere sollevati dai camion, ci trasformano in fantasmi bianchi. I camion sono assolutamente incuranti di noi moscerini della strada e rischiamo piu' volte.
Arriviamo distrutti in serata a Jyayuhang, e veniamo ripagati dalla vista della Grande Muraglia; qui infatti si trova l'ultimo avanposto della lunga struttura difensiva cinese, che si inerpica su per le montagne.........emozionante!

 

9 settembre

 

 JIAYUHANG-LANZHOU km 780

 

Lungo trasferimento autostradale, non prima di aver discusso a lungo con i casellanti che non ci vogliono fare entrare; in Cina infatti le autostrade sono vietate alle moto.

Spieghiamo che le nostre sono di grossa cilindrata rispetto ai " moscerini" cinesi e, con qualche sorriso e pacca sulle spalle, all'italiana..., riusciamo ad entrare.

Per buona parte dell'autostrada siamo fiancheggiati da lunghi tratti della Grande Muraglia, che addirittura in un certo punto, che viene tagliata a meta' dalla Expressway.

Arriviamo verso le 22.00 a destinazione.

 

10 settembre

 

LANZHOU-LABULENG SI km 220

 

Usciamo dalla caotica ed inquinata Lanzhou e ci dirigiamo verso le montagne. Notiamo il forte contrasto tra la modernita' delle citta' e l'arcaicita' delle campagne, dove tutto viene fatto ancora manualmente e con gli animali; piu' volte abbiamo viasto usare l'aratro di legno e setacciare ancora come una volta il frumento. Iniziamo a salire e notiamo subito la maggior cordialita' e dignita' della gente, che al nostro passaggio ci saluta. Tutta la montagna e' lavorata a terrazzamento e lo spettacolo che ci si offre e' veramente suggestivo.

La strada e' veramente impervia e tutta curve e ci divertiamo a piegare, anche se con attenzione.

Ma il facile finisce presto e inizia uno sterratone con sassi e sabbia e i soliti megacamion, carichi in maniera inverosimile. Il paesaggio, quando riusciamo a vederlo tra la polvere, e' bellissimo.

Ad un certo punto la moto di Carlo, dopo un violento col po di un sasso alla base del motore, si spegne improvvisamente e non riparte piu'. Scopriamo che il sensore del cavalletto laterale e' andato in tilt e ha disattivato i contatti. Smontiamo il cavalletto e, dopo un'ora di lavoro, ripariamo il guasto............con somma gioia del dottore..

Arriviamo in serata ai 3000 mt. del Labuleng Si il secondo monastero tibetano dopo Lhasa; ci rendiamo subito conto di essere in un altro mondo, circondati come siamo da monaci tibetani e donne in costume tipico.

Cena tradizionale del Tibet, Tongua, una specie di fonduta di carne squisita, e poi a letto.

 

11 settembre

 

LABULENG SI- LINTIAO km 215

 

Dedichiamo la mattina alla visita dello stupefacente monastero tibetano.

Subito all'entrata una serie di "ruote della preghiera" ci accoglie, girate ininterrottamente da una lunga fila di pellegrini, molti dei quali in abiti tradizionali.

Ci inoltriamo lungo le stradine che circondano il monastero, mischiati ai monaci che si dirigono ai templi per le preghiere del mattino. Lo spettacolo che ci appare quando allo spiazzo principale ci lascia senza fiato: diversi palazzi e templi dai tetti a pagoda riccamente lavorati e colorati sono un richiamo irresistibile per le nostre macchine fotografiche.

Seguiamo uno dei monaci che ci spiega in inglese l'interno di alcuni templi, e poi ci muoviamo per conto nostro.

Abbiamo cosi' la fortuna di entrare nella penombra di un tempio, dove centinaia di monaci giovani e vecchi, inginocchiati davanti al trono del Lama, ripetono senza sosta nenie e preghiere, come in estasi.

Notiamo una porticina e spinti dalla curiosita' la oltrepassiamo: nella penombra di una piccola stanza, adorna di sciarpe ex voto, sei monaci in evidente estasi, suonano strumenti tradizionali (timpani, corni, tamburi) ritmando le preghiere dei confratelli.Restiamo anche noi alcuni minuti immobili ed emozionati.

Ci scuotiamo dall'incanto a malincuore perche' ci aspetta nel pomeriggio la tappa successiva.

Di nuovo lo sterrato e poi via verso l'insignificante cittadina di Lintao, ed il vergognoso albergo...........se cosi' si puo' chiamare.

 

12 settembre

 

LINTIAO-PINGLIANG Km 384

 

Iniziamo a percorrere una strada di montagna e saliamo di quota, tanto che fa molto freddo ed inizia a piovere; ci dobbiamo coprire.

Incontriamo molti villaggi nei quali si coltivano patate ed arriviamo in una cittadina, madre di tutte le patate, letteralmente intasata da vecchi motocarri strecarichi del tubero. Rimaniamo bloccati in un ingorgo......di patate e a malapena riusciamo ad uscirne.

Nei pressi della nostra meta veniamo bloccati da un convoglio militare di almeno una trentina di mezzi pieni di soldati, salutati dalla gente con bandierine e petradi (potenza del regime).

In serata arriviamo a Pigliang dove veniamo rifiutati da un albergo riservato ai cinesi...(potenza del regime).

Gli alberghi in Cina sono standard nel bello e nel brutto. Si possono trovare prostitute e polizia nello stesso luogo indifferenti gli uni alle altre, le quali ti tempestano di telefonate in stanza con la classica frase : "can i help you?", condizioni igieniche allucinanti (stesso asciugamano, pure umido ed usato per piu' clienti ecc...). Oppure stanze accettabili ma tutte uguali. La colazione e' quasi sempre di stampo cinese.....e quindi nauseabonda alla mattina.

 

 

13 settembre

 

PINGLIANG-XIAN km 334

 

 

Dopo un breve tratto autostradale, imbocchiamo una strada infernale intasata da centinaia di camion pieni di carbone. Siamo costretti a respirare una mortale mistura di scappamento e polvere di carbone, che non lascia scampo ai nostri polmoni, ne' a quelli dei disgraziati che abitano la zona.

Imbocchiamo ad un certo punto due micidiali tunnel, saturi della mistura ed impenetrabili alla luce; non vediamo assolutamente nulla ed i fari delle moto sono del tutto inutili. Panico ma ne usciamo vivi.

Arriviamo a XIAN, l'antica capitale della Cina, e ne rimaniamo subito affascinati.

 

La citta' vive in un bel contrasto di modernita' ed antichita', con enormi mura, ancora integre, che la circondano per 14 km, intervallate da imponenti torrioni di guardia, e grattacieli con enormi e colorate luci al neon.

Giungiamo allo Sheraton, uno dei nostri sponsor, dove veniamo accolti in ambienti che ci eravamo scordati.

La sera cena quasi italiana e via per un tour notturno in moto alla scoperta di questa citta' di quasi 9 milioni di abitanti, guidati dal guest manager dell'hotel Michel, a bordo della sua Kawasaki KLR 500.

 

Curiosità: Vicino a Xian c'è il sito archeologico dove hanno trovato più di 6000 soldati di terracotta fatti eseguire dall'Imperatore Xi Wang




 

 

 

14 settembre

 

XI'AN

 

 

Partiamo di primo mattino diretti a quella che e' considerata una delle meraviglie del mondo : I Guerrieri di Terracotta.

Appena entrati nel sito rimaniamo letteralmente a bocca aperta davanti ad oltre 6000 statue di terracotta, rappresentanti guerrieri e cavalli a grandezza naturale. Un vero e proprio esercito a guardia di un sovrano, risalente ad oltre 2000 anni fa.

Rimaniamo strabiliati quando apprendiamo che quello che vediamo e' solo il 10% circa della reale consistenza di questo esercito innocuo, ancora in buona parte coperto da strati e strati di terra; gli archeologi stanno aspettando nuove tecnologie prima di scavare ancora, che consentano di preservare i colori.

I colori dei guerrieri che vediamo, erano infatti spariti in soli tre giorni, una volta riportati alla luce.

Al ritorno andiamo a visitare una delle porte di Xi'AN, quella nord, sovrastata da un imponente torrione di guardia; le mura della citta' sono talmente bene conservate che, alla sommità, vi e' un servizio di minibus elettrici che corre sopra le mura, lunghe oltre 14 km.

Ancora increduli per tutto quello che abbiamo visto, ritorniamo all'albergo e la sera, con l'amico Michel a farci da accompagnatore, girovaghiamo ancora per la suggestiva antica capitale dell'Impero, fermandoci a mangiare nel coloratissimo e chiassoso quartiere musulmano.

 

 

15 settembre

 

XI'AN

 

Decidiamo di prenderci un altro giorno di pausa, e così ne approfittiamo per girovagare ancora per XI'AN. Non resistiamo e decidiamo di provare il famoso massaggio ai piedi cinese: oltre due ore di massaggio ci fanno rimpiangere di dover partire il giorno dopo………….

 

 

16 settembre

 

XI'AN-PINGHYAO km 549

 

Riprendiamo l'autostrada, violando ogni regola che vieta alle moto di entrarvi; ormai non discutiamo neppure piu' con gli addetti: imbocchiamo a tutta velocita' entrate e uscite dei caselli tra le urla del personale,che tenta. di fermarci. Ci e' andata sempre bene, ma non avevamo alternative se volevamo rispettare la tabella di marcia……. anche se recitiamo pubblicamente un 'mea culpa'…

Arriviamo in serata in questo delizioso villaggio Ming, ancora perfettamente conservato, e con la cerchia di mura intatta.

Dopo la doccia facciamo due passi ed andiamo a mangiare nel centro del paese: uno dei posti piu' belli che abbiamo visto in Cina.

Le case sono ancora dell'epoca, e si aprono spesso all'interno meravigliosi cortili; ai lati delle strette viuzze vi sono ogni sorta di botteghe, e le strade sono illuminate da suggestive lanterne rosse.

I torrioni di guardia che sovrastano le mura sono poim tutti addobbati con luci, in un fantasmagorico gioco di colori.

Pinghyao ci piace talmente tanto che decidiamo il giorno dopo di dedicargli la mattina prima di partire, per alcune foto.


 

 

17 settembre

 

PINGHYAO-BAODING km 221

 

La mattina ritorniamo con le moto nel centro storico. Ci dicono che c'e' un importante concorso fotografico internazionale e che le strade sono chiuse. Ci proviamo lo stesso ed entriamo seguendo alcuni riscio' a motore.

Incredibilmente gli addetti e la polizia appena ci vedono ci aprono sbarre e chiusure, facendoci accedere nella zona chiusa: frotte di fotografi cinesi, spagnoli, tedeschi, francesi ci circondano e ci scattano ogni tipo di foto, chiedendoci del viaggio. Tutti devono avere pensato che l'organizzazione del concorso aveva predisposto il nostro arrivo come evento della mostra.

Ci sentiamo per un giorno protagonisti come ad una mostra del cinema e, salutando i nostri fan, ripartiamo per la nostra prossima meta.

Ad un distributore di benzina, vediamo una decina di jeep in pieno assetto da fuoristrada, con scritte e belle ragazze a fianco dei piloti.

Una TV cinese sta girando un programma equivalente al nostro DONNA AVVENTURA; sono di ritorno dalla grande muraglia e appena scoprono cosa stiamo facendo ci circondano facendoci riprese e interviste……….oggi e' proprio il giorno della 'Gloria'……….

Arriviamo in serata nell'anonimo paese di Baoding…….dove 'nessuno ci chiede autografi'………

Curiosità : La prefettura di Baoding è una prefettura della provincia di Hebei nella Repubblica Popolare Cinese.

 

18 settembre

 

BAODING-PECHINO km 221


 


 

Partiamo con il cuore che batte già forte,..siamo quasi alla meta.

Non ci rendiamo neppure conto della strada che stiamo facendo, tanto siamo concentrati sull'arrivo e sulle nostre compagne che vedremo tra poco.

Arriviamo nel primo pomeriggio alla periferia di Pechino, la cui area e' estesa quanto il Belgio, e con circa 100 milioni di abitanti!

Rimaniamo terrorizzati da questi dati e prendiamo così subito un TAXI, indicandogli l'albergo Novotel, e posizionandoci con le moto dietro di lui.

Facciamo quasi 100 km di circonvallazione!!! E alla fine arriviamo in vista dell'Hotel.

Tiriamo fuori il tricolore e la bandiera con il Leone di San Marco che leghiamo alle nostre BMW,; all'ingresso del Novotel vediamo le nostre compagne e gli amici che saltano e agitano le braccia con le lacrime agli occhi.

Saltiamo letteralmente giu' dalle moto e abbracciamo e baciamo tutti……..e ci rendiamo di quanto ci siano mancati!

Siamo esausti ma felici: abbiamo percorso oltre 16.500 km attraverso 14 stati, tra piccole e grandi difficoltà, con il caldo e con il freddo, attraversando deserti e scavalcando montagne, vedendo cose meravigliose, ma anche terribili.

Ora abbiamo bisogno di riposarci e di riordinare le idee, di dipanare nella nostra mente le mille cose viste e provate, per poi farne un resoconto articolato.

Ma una cosa la possiamo e vogliamo dire subito: mai in 16.500 km ci siamo sentiti una volta minacciati dalla gente o ci siamo sentiti in pericolo! Tutti, con diversa intensità, ci hanno sorriso, aiutato e stretto la mano, e mai ci hanno creato reali ostacoli.

Questo, crediamo, sia il messaggio attuale di Marco Polo: al di la' delle differenti culture, religioni, modi di vita, condizioni e al di la' dei condizionamenti che spesso subiamo dai media, la gente comune e' dappertutto fondamentalmente mite e buona, e cerca solo una vita dignitosa.

 

Viaggiare insegna anche questo: ad aver più fiducia nel mondo!

 

Curiosità: forse già ne siete a conoscenza ma a Pechino nel 2008 si terranno le Olimpiadi.

Fu nel 1421 che assunse il nome di Pechino (Beijing), ovvero "Capitale del nord". In questo periodo, sotto la dinastia Ming, furono costruiti quasi tutti i monumenti giunti fino a noi compresa la Città Proibita (o Imperiale).

 

 

 

Pechino 19-9-2005

 

Per le 10 di oggi è fissata la cerimonia di saluto e di benvenuto organizzata dal direttore del Novotel. Ci hanno preparato un palco con un cartellone riproducente

l'itinerario del viaggio. Sono presenti i media cinesi, la RAI, un rappresentante del governo cinese, Mr. Hu, il vicepresidente della Accor Hotel Mr. Kaldor e vario pubblico Ognuno di noi ha fatto un piccolo discorso spiegando il viaggio ed il suo scopo e riportando le proprie sensazioni. Quindi abbiamo consegnato a Mr. Hu la targa della regione Veneto e la pergamena dell' USL 12 di Venezia.

A seguire c'e' stata la cerimonia dell' apposizione dei sigilli sul Tazebao da parte del maestro calligrafo Ruan Zonghua che ha donato una preziosa stampa con parole di augurio in cinese.

Dopo un piccolo rinfresco, abbiamo avuto una conferenza stampa con i media cinesi che ci hanno subissato di domande ed il nostro inglese e' stato messo a dura prova. Infine la mattina si e' conclusa con un sontuoso pranzo offerto da Mr. Rodas, direttore dell' albergo.

Ora il viaggio e' veramente finito, nel pomeriggio partiamo per portare le moto alla compagnia di spedizioni per il rimpatrio.

Sono gli ultimi 30 km che percorriamo con le menti che vanno a ritroso nel tempo per rivivere in pochi minuti tutte le sensazioni di questa grande impresa.

Alle 17 abbiamo terminato tutte le pratiche e con un misto di amarezza e gioia ci avviamo verso piazza Tienanmen.

 

 

 

Racconto di Michele Orlando

 

Sito:

www.marcopolo2005.it

www.transiberiana2007.com

 

 

 

 

 

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