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Raid in Marocco PDF Stampa E-mail
Scritto da Alessandro Belucci   

Era da tempo che desideravo visitare il più lontano dei paesi nord-africani, ogni anno rimandavo sempre la decisione fino a quando, nell'inverno del 2006 trovai la stessa comunità d'intenti in un ristretto gruppo di amici con i quali ho condiviso alcuni dei miei viaggi più belli in moto. Subito iniziammo a delineare il progetto prendendo in esame il periodo, i tempi e soprattutto il modo per raggiungere la meta, le opportunità sono tante...

 


...si va dal traghetto che parte da Genova (48 ore all'andata e 53 al ritorno) a quelli che salpano dalla Francia e dalla Spagna, direttamente di fronte alla costa del Marocco. Subito iniziammo a delineare il progetto prendendo in esame il periodo, i tempi e soprattutto il modo per raggiungere la meta, le opportunità sono tante, si va dal traghetto che parte da Genova (48 ore all'andata e 53 al ritorno) a quelli che salpano dalla Francia e dalla Spagna, direttamente di fronte alla costa del Marocco. In qualsiasi caso tempi e costi avevano dimensioni ragguardevoli, comunque incoraggiati dalla descrizione che fa del Marocco l'omonima guida della Lonely Placet andavamo avanti autonomamente con i nostri programmi, fin tanto che ai primi del 2007 la Tom42 non presentò il proprio raid, la proposta era molto allettante in quanto prevedeva la spedizione separata delle moto via terra (Italia-Francia-Spagna) più nave Algeciras-Tangeri, mentre per i piloti aereo Milano-Madrid-Tangeri.
In pratica 9gg di viaggio di cui 7 in moto nel Marocco, contro i 13/14gg necessari con i nostri mezzi sempre per una settimana di moto, fatti i conti anche in relazione alla parte economica, comunque conveniente e considerando la positiva esperienza avuta con lo stesso Team in Tunisia nel 2005 abbiamo deciso di affidare a loro la nostra esperienza marocchina!
La preparazione della moto non ha richiesto particolare impegno in quanto è prevista solo una tappa off-road su pista di montagna, inoltre i bagagli viaggeranno sui mezzi dell'organizzazione regalandoci una guida molto più divertente e sicura; quindi pulizia filtro aria, pastiglie dei freni nuove all'anteriore, 2 gomme nuove Karoo T che permettono di fare off-road senza sacrificare la guida su strada, controllo livelli, pulizia generale, serraggio dadi e bulloni più qualche ricambio vario e via: siamo pronti!
Pochi giorni prima della partenza consegno moto e bagagli nella sede della Tom42 (La Spezia), mi fa un certo che separarmi dalla mia Caponord, ma so che è in buone mani e la rivedrò presto. Non è stato facile preparare i bagagli secondo una logica che prevede il viaggio in tempi separati, la paura era di scordare inevitabilmente qualcosa che pensavo di avere già spedito via terra, ma fortunatamente così non sarà.


Primo giorno: venerdì 8 giugno, Milano - Tangeri
Dato che il volo Milano Linate - Madrid parte alle 8:15 (considerando che devo partire da Livorno) accetto volentieri la disponibilità del mio amico Alberto Alberti che si offre per ospitarmi la sera prima a casa sua, sul lago Maggiore, da cui in meno di un'ora e mezzo raggiungiamo un parcheggio in prossimità dell'aeroporto.
Conosciamo quindi i partecipanti, molto eterogenei, sia come età che come esperienza motociclistica, 'per fortuna' siamo quasi tutti con moto enduro stradali, fanno eccezione una Harley, una Honda Pan European e una CBF 600, per queste moto nei tratti off-road saranno previste soluzioni alternative.
Ci imbarchiamo puntuali e dopo il transito nel moderno e bellissimo aeroporto di Madrid arriviamo a Tangeri verso l'ora di pranzo, considerando anche le due ore in meno di fuso orario (per essere chiari quando da noi sono le 14 in Marocco è mezzogiorno); con un pulmino e un fuoristrada veniamo trasferiti all'albergo attraversando il caotico traffico della città, subito rimaniamo impressionati da un pericoloso gioco che fanno i ragazzi del posto: si attaccano dietro camion e furgoni per farsi portare da un semaforo all'altro, scendendo poi al volo tra auto che rischiano ogni volta di investirli.
L'albergo è come da standard Tom42 un accogliente 4 stelle con Internet Point e connessione WI-FI in tutta la struttura, grande piscina e centro fitness; ci viene consegnato il road-book del percorso, sarà una buona scusa per passare il pomeriggio a bordo piscina studiando l'itinerario con la cartina e fissando i way-point sul GPS.
La sera trascorre tranquilla con la cena e qualche racconto al piano bar dove Toni Merendino e Alberto Alberti ci fanno come sempre sognare raccontandoci le loro esperienze alla Dakar e in tanti altri viaggi di cui sono stati protagonisti, andiamo a letto contenti, domani mattina rivedremo finalmente le nostre moto!

Secondo giorno: sabato 9 giugno, Tangeri - Fes
Sveglia alle 7 per essere pronti alle moto non più tardi delle 8, finalmente rivedo la mia Caponord RR, è in un parcheggio sotterraneo illuminato da un paio di fioche lampadine, risaliamo in strada dove Gianluca ci fa un breve briefing della giornata, circa 400Km che ci porteranno a Fes, si parte con la formazione che sarà una costante del tour: Gianluca con la BMW R1200GS in testa, il dottore Alberto Tapparo sempre su R1200GS a chiudere la fila delle moto, quindi a seguire il fuoristrada della guida marocchina Mohamed e per ultimo il furgone con i bagagli condotto da Toni.
Subito ci accorgiamo dei differenti stili di guida, come sempre succede quando si viaggia in gruppo: chi 'tallona' la guida, chi tiene una velocità rilassata a metà fila, chi si gode il paesaggio nelle ultime posizioni, poi ci siamo io e Alberti a fare da 'Jolly' alternandoci nelle varie posizioni; sperimento per la prima volta le riprese video con una telecamera fissata al manubrio, non è proprio una soluzione ottimale a causa delle vibrazioni, ma a fine giro riuscirò comunque a tirare fuori qualche decina di minuti sopportabili senza farsi venire il 'mal di mare'!


Lasciamo senza rimpianti il disordinato traffico di Tangeri ed iniziamo a spingerci verso sud, quando possibile il tracciato cerca di seguire strade secondarie, nei primi 250km il paesaggio è simil-mediterraneo, ci fermiamo in uno spiazzo di aperta campagna dove effettuiamo il primo 'barbonaggio' del giro: formaggio, pane, affettati e salumi a volontà, acqua, bibite e figuriamoci se mancava il caffè, in un attimo infatti tirano fuori un piccolo generatore elettrico a motore, una macchina da caffè di quelle per ufficio e via con gli espressi!
Evitiamo invece di bere qualsiasi tipo di alcolico a pranzo, tanto potremo sfogarci la sera, si riparte quindi per Fes, passata Ouzzane il paesaggio inizia gradatamente a cambiare, il verde si dirada e una volta presa la deviazione per Mkannsa diventa decisamente arido. L'arrivo a Fes non è certo come percorrere la via Cassia dalle parti di Siena, alle porte della città ci accoglie una enorme discarica a cielo aperto, mucche e pecore pascolano vicino al suo perimetro e come ci fermiamo per aspettare il resto del gruppo veniamo assaliti da decine di ragazzini che ci chiedono di tutto, cerchiamo di non dargli confidenza pur rimanendo cortesi, anche se un po' a disagio, siamo ormai 'circondati' dalla popolazione quando arrivano le retrovie e possiamo ripartire per affrontare il caotico traffico cittadino.
Come ci avviciniamo al centro in un attimo marciapiedi inesistenti vengono sostituiti da lunghi e spaziosi viali pieni di verde, fiori e fontane, moderni palazzi interrotti da grandi alberghi accolgono il turista dando un'immagine di città pulita e piena di vita, ma basta qualche carretto trainato da un asino in mezzo al traffico per ricordarci dove siamo. Prendiamo possesso delle camere nel solito lussuoso albergo, trovo anche il tempo per un rigenerante bagno in piscina, poi ci ritroviamo tutti nella hall per la visita alla medina di Fes, una delle più grandi, belle e soprattutto autentiche dell'Africa.


La strada che porta alla medina ci fa vedere l'abitato dall'alto, sembra una città 'morta' in quanto a parte le parabole sui tetti non si vede nessuno, in realtà all'interno dei suoi stretti e bui vicoli vivono e lavorano 350.000 persone! Con una guida che ci accompagna, sarebbe altrimenti impossibile apprendere e vedere tutte le meraviglie della medina, ci addentriamo nelle stradine, quella di Fes è una medina che conserva con l'orgoglio dei suoi abitanti le stesse caratteristiche di secoli passati e che ritroviamo nei tanti piccoli e variegati negozi sparsi al suo interno.
Mi colpiscono i gatti, pochi e veramente deperiti, infatti vengo a sapere che tale animale non è ben visto nelle case, si dice che 'scacci gli angeli', vita grama per queste bestie…… Ora potrei descrivere le mille sensazioni che ho provato in questa visita, e sono veramente tante, ma visto che si tratta alla fin fine di un raid motociclistico mi limiterò a descrivere la conceria di Fes lasciando a chi legge la curiosità e la voglia di andare in Marocco per scoprire un mondo che per noi è forse difficile soltanto immaginare.
La conceria di Fes è ben visibile dal terrazzo di uno dei negozi che vendono i prodotti derivati dalle stesse pelli trattate nella conceria, l'impatto visivo è quello di un girone dantesco: in decine di vasche circolari all'aperto piene di acqua trattata con coloranti naturali gli operai, d'inverno e d'estate, dalla mattina fino a sera immersi fin quasi al bacino, agitano continuamente le pelli nel liquido per fargli prendere il colore, ovviamente senza alcuna protezione, salvo quando le trattano nelle vasche con la calce nelle quali ricorrono magari a guanti e stivali.
Va avanti così da secoli in uno scenario immutato, oltretutto oggi la concorrenza dei paesi che trattano le pelli in modo industriale sta facendo forte concorrenza anche al bassissimo costo della mano d'opera dei conciatori locali, non mi stupirei se un giorno o l'altro mettessero un biglietto d'ingresso per vedere questo 'spettacolo' che nemmeno le foto possono restituire in tutta la sua angosciosa profondità.


Ritorno in albergo molto colpito da questa esperienza che mi rimarrà impressa nella mente per tutto il viaggio, non era la prima medina che vedevo e altre ne visiteremo durante il viaggio, ma nessuna riuscirà a darmi le stesse sensazioni di Fes.
Dopo una buona cena in albergo e la solita chiacchierata con la quale riusciamo a conoscerci meglio andiamo a letto non molto tardi, il giorno dopo ci aspetta l'Atlas marocchino con le sue strade di montagna, una sola curiosità: nel gruppo tra i partecipanti ci sono ben 3 medici e due enologi.

Terzo giorno: domenica 10 giugno, Fes - Imilchil

La tappa di oggi prevede circa 400km molto variegati che da Fes ci porteranno a Imilchil, un paesino di montagna a circa 2000m slm, nel trasferimento è compreso un breve tratto sterrato; lasciamo Fes e dopo poco iniziamo a salire lungo guidate strade di montagna, facciamo una breve sosta per ricompattare il gruppo davanti a una sede universitaria, sembra un paesino svizzero da tanto che è bella immersa nel verde e con un architettura che richiama le nostre costruzioni dolomitiche.
Seguendo le indicazioni per Azru ci addentriamo nel parco costituito da grandi foreste di cedri, arriviamo allo sterrato classificato come 'semplice' nelle note del road-book, Roberto con l'Harley viene dirottato su un percorso alternativo asfaltato, mentre Gildo con la CBF600 e Walter con la Pan European decidono di seguirci, per fare le riprese mi metto in coda al gruppo, subito davanti alle stradali.
I primi chilometri sono costituiti da una larga strada senza particolari pendenze simile alle nostre strade bianche toscane, viaggiamo quindi tranquilli godendoci il verde in cui siamo immersi, poi quasi improvvisamente dopo una curva la strada prende a scendere decisamente presentando a centro carreggiata dei profondi e ripetuti solchi trasversali tanto che sembra di guidare su dei piccoli 'panettoni' delle piste da cross, niente di impossibile, ma avendoli presi con l'approccio sbagliato, senza cercare una traiettoria migliore che invece a sinistra c'era, i meno esperti si trovano in difficoltà.


Io nel frattempo ero risalito nelle prime posizioni, davanti a me vedo cadere Mattia con la sua BMW F650GS, cerca di sollevarla, ma ricade, quindi lo raggiungo e sorpassandolo gli dico di aspettarmi in modo da poterlo aiutare, fermo quindi la moto in un punto sicuro a bordo sterrato e come scendo e mi giro vedo una scena che mi ricorda una partita di bowling! Gildo con la sua CBF600 a terra, Maurizio con la R1200GS pure, Luciano con la Caponord fermo in piedi non sapendo che fare di fronte a un simile e poco incoraggiante scenario, in cima Walter, ben piantato e fermo con la sua Pan European in attesa di una possibile soluzione.


Mi dico subito tra me: 'qui c'è da durare fatica!' Aiuto Mattia a tirare su la moto e venire giù, poi vado su da Maurizio e Luciano, quest'ultimo si è fatto le piste nel deserto della Tunisia con gli Aprilia Adventure Raids e quindi recuperata un po' di fiducia prosegue da solo, nel frattempo ritornano Alberti e Gianluca che si prodigano con gli altri, lal Pan European verrà portata a motore spento.

Tutti poi arrivano a fine sterrato da soli senza problemi, ci fermiamo alle baracchine che vendono pietre e monili del posto e una volta ricompattato il gruppo ripartiamo per il Imilchil, lasciata l'arteria principale ci ritroviamo in strette stradine di montagna intorno ai 2000m, mi fermo per fare qualche foto ed è poi un divertimento tirare per riprendere gli altri, attraversiamo alcuni villaggi che vivono di pastorizia e agricoltura, poi nel tratto finale giriamo intorno ad un lago con alle spalle delle caratteristiche colline di terra e pietre i cui colori vanno dal beige, al marrone, all'arancione.
Altri tornanti e arriviamo al villaggio, poche case, alcune diroccate, una torre franata e un paio di alberghetti, il nostro, l'Izlane, ci accoglie con il solito buono tè alla menta, quindi sistemiamo i bagagli nelle camere, questa volta non c'è il lusso degli alberghi di città e la cosa non ci dispiace, l'ambiente è molto 'autentico', i bagni e le docce sono in comune, l'arredamento è caratteristico e il personale gentile come sempre.


La sera arriva prima che in pianura e un cielo stellato ci accompagna nella nostra solita passeggiata, fa freddo, una felpa basta a tenerci caldi, alcuni telefoni non prendono il segnale, insomma: ci sentiamo isolati 'in cima al monte' e questo crea un'atmosfera ancora più bella.
Mentre noi ci rilassiamo sotto i portici dell'albergo il Team di Tom42 carica le moto stradali sul furgone, domani ci sarà un lungo sterrato più impegnativo del precedente, caparbiamente Walter decide di provare a farlo con la sua Honda lasciando ovviamente Patrizia sui mezzi dell'assistenza, non vi voglio anticipare niente, ma vi avviso che il nostro Walter si rivelerà come uno dei più decisi e capaci motociclisti che abbia mai conosciuto! La cena viene arricchita dal vino che i nostri enologi hanno portato con se, poi andiamo a letto abbastanza presto in quanto il posto non è che garantisca grandi svaghi, la notte non sarà tanto tranquilla tra cani che abbaiano incessantemente e Muezzin mattutini.

Quarto giorno: lunedì 11 giugno, Imilchil - Merzouga


Questa tappa sarà in assoluto, almeno per i fuoristradisti, la più bella e coinvolgente di tutto il raid, da sola avrebbe valso il viaggio! Si parte di primo mattino, le passeggere della Caponord e della Pan European insieme ai piloti delle stradali viaggeranno sul fuoristrada della guida marocchina che per l'occasione ha caricato anche le casse dei viveri sul portapacchi, il furgone ha già il suo buon peso costituito dalla Harley e dalla CBF 600, quindi ci seguirà con l'attenta guida di Toni.
Ci attendono circa 70km di pista di montagna, ma diventeranno molti di più a causa delle gole del Todra la cui strada asfaltata che le attraversa è stata parzialmente distrutta dalle forti piogge invernali che hanno ingrossato oltremisura il fiume, in pratica passeremo dai 2700m del passo dopo Imilchil con temperature intorno ai 20 gardi ai 40 dell'oasi di Merzouga dove saliremo (a piedi) sulle dune tra le più alte di tutto il Sahara occidentale.
Io e Alberti non vediamo l'ora di mettere i nostri tassellati sulla pista, ma per altri questa tappa costituisce un buon banco di prova per conoscere i propri limiti nella guida in fuoristrada, dopo circa una ventina di chilometri inizia lo sterrato, il fondo sarà tra i più vari che abbia mai fatto: terra battuta, ghiaia, guadi con uscite su piccole rampe con fondo sassoso, enormi e lunghe pozzanghere piene di acqua marrone e limacciosa che arriva a metà moto, per finire con un fondo polveroso come il borotalco!
Si crea un gruppetto di testa con la guida Gianluca, 'l'incollato' (alla guida) Corrado, il sottoscritto, Alberti, Aldo e gli altri a seguire compreso il mitico Walter che con la sua Pan European 'ha fatto cose che voi umani….'; attraversiamo dei villaggi con case fatte di mattoni, terra e fango essiccato, alcuni privi di elettricità e che d'inverno, vista l'altitudine e la strada che viene sommersa dai torrenti, rimangono isolati, i bimbi ci corrono incontro, allungano le braccia per toccare le nostre mani, lo faccio tutte le volte che la cosa non compromette la sicurezza della guida, dispiacendomi per quando non riesco a trasmettergli un attimo di felicità.


In uno dei tanti momenti che ci fermiamo per attendere il resto del gruppo, siamo solo in 4, una bimba che avrà avuto non più di 7/8 anni sbuca dai campi, mi si avvicina e mi saluta intimorita, contraccambio e per trasmettere un po' più di calore umano mi tolgo il casco e sorridiamo entrambi, poi arrivano gli altri, mi rimetto il casco e la saluto stringendogli la mano, a lei qualche luccicone agli occhi, a me qualche brivido lungo le braccia, riparto continuando a salutarla finché non la perdo di vista, non scorderò mai i suoi occhioni lucidi, i piedi scalzi, il viso macchiato, la gonnellina malmessa, ma soprattutto il suo sguardo felice!
Iniziano alcuni tratti impegnativi a causa delle recenti piogge che pur non avendo formato fango grazie al fondo ghiaioso/pietroso, hanno però creato delle enormi pozzanghere che dobbiamo prendere alla giusta velocità per non rimanerci dentro, ne piano ne forte, in una di queste l'acqua raggiunge il cupolino, ci passa sopra e bagna il sottoscritto, telecamera compresa, dalla testa agli stivali. Per fortuna non ci saranno cadute, ogni volta che c'è qualche situazione critica ci fermiamo pronti a consigliare la traiettoria migliore o a dare una mano.
Il paesaggio è unico e spettacolare, infinito, raggiungiamo i 2700m slm e ci fermiamo per alcune foto e riprese, la soddisfazione è enorme, arrivato anche il furgone ripartiamo seguendo la piccola striscia che la pista disegna sul fianco della montagna, iniziamo piano piano a scendere rasentando il letto asciutto di un fiume, alcuni tornanti in discesa richiedono una guida attenta, anche perchè arrivare lungo vorrebbe dire fare un discreto volo nei precipizi a bordo strada.
Siamo ormai alla fine della pista, pur non essendo un 'estremo' del fuoristrada fine a se stesso rivedo l'asfalto con un certo dispiacere, ripartirei volentieri per fare il percorso in senso inverso, poche volte mi sono divertito così tanto, arrivano tutti, compreso Walter che appare un po' provato, ma felice e penso sicuro di essere forse il primo ad avere portato una Honda Pan European su tale pista!
In tutto il percorso non abbiamo mai incontrato un mezzo a motore, salvo un camion e qualche mezzo agricolo, ritornare ad incrociare veicoli ci fa 'quasi strano', proseguiamo quindi per le gole del Todra che sono veramente stupende, un canyon con pareti altissime attraversato dal fiume e da una strada molto malmessa e parzialmente sterrata.
La temperatura si è alzata raggiungendo i 30 e oltre gradi, quindi dopo una sosta durante la quale sorseggiamo un buon tè marocchino ripartiamo verso un villaggio dove ci fermeremo a pranzo. Per raggiungere il ristorante dobbiamo attraversare dei banchi di sabbia lungo un percorso sterrato, poi finalmente un po' di relax, Gabriele è il primo ad accusare sintomi di dissenteria, salvo gli 'africani' del gruppo (intesi come viaggiatori abituali del continente) tale disturbo colpirà più o meno tutti, cosa che in questi casi deve essere 'messa in cantiere'…..


Ripartiamo in direzione Merzouga, il paesaggio è desertico e dopo pochi chilometri si incominciano a intravedere le prime dune, sono enormi, molto più alte di quelle che ho visto nei miei due viaggi in Tunisia; il caldo è soffocante, il termometro della Caponord segna 40 gradi e fermarsi è un vero calvario, arriviamo all'albergo situato a pochi metri dalle dune seguendo una breve pista dove alcuni banchi di sabbia, disposti proprio all'ultimo, provocano qualche innocente caduta.
L'albergo in stile africano è strutturato in un edificio principale affiancato da bungalow in muratura e da una piscina nella quale mi immergo 5 secondi dopo aver posato le valige in camera, ci rimango un po' cercando di abbassare la temperatura corporea, poi a bordo piscina ci viene servito un corroborante tè alla menta arricchito da ottimi biscotti.
Prima di cena insieme ad Alberto A. andiamo sulle dune, fosse per lui saremmo arrivati sulla più alta, ma la stanchezza e il caldo soffocante ci fanno fermare prima, guardando verso il deserto vediamo un immenso mare di dune che si perde all'infinito, e dato che ormai è quasi ora di cena non c'è nessuna presenza umana ad interrompere questa visione, guardando invece verso l'albergo vediamo scendere il sole che tramonterà dipingendo di giallo le dune.
Consumiamo la cena all'aperto nella chiostra dell'albergo sotto un tetto di stelle e con la sabbia del deserto a sfiorare i nostri piedi, sono cose che rimangono impresse, difficile ricreare una simile atmosfera dalle nostre parti! Dopo cena alcuni locali ai quali si unisce il nostro Mohamed si prodigano in percussioni e canti etnici, mi sento comunque molto stanco e dopo poco decido di andare a letto ripassandomi con la memoria la stupenda giornata appena vissuta e che sarà, almeno per me, la più bella di tutto il viaggio.

Quinto giorno: martedì 12 giugno, Merzouga - Ourzazate


La tappa di oggi è leggermente più corta delle precedenti, circa 350km che collegano Merzouga a Ourzazate attraversando la valle del Draà, partiamo come al solito di primo mattino anche per sfruttare le prime ore della giornata, un po' più fresche, si fa per dire….. Lasciamo le dune seguendo la solita breve pista e subito sono pensieri per l'attraversamento della 'dispettosa' sacca di sabbia in uscita dall'albergo, la supero in seconda compensando l'attrito con un deciso, ma costante colpo di gas, diversi invece ricorrono ai piedi a terra andando incontro a piccoli e inevitabili insabbiamenti che comunque vengono superati senza difficoltà, sia ben chiaro: stiamo parlando di 10 metri di sabbia, non di più!
Proseguiamo quindi nella desolata e arida valle del Draà in un paesaggio che ricorda l'Arizona vista in tanti film western americani, il caldo è però insopportabile e siamo costretti a delle soste per reidratarci, qualcuno aggiunge integratori minerali, io me li sono portati dietro, ma stupidamente ne farò sempre a meno, un errore che al ritorno a casa mi comporterà un diffuso dolore muscolare/articolare.
Il programma prevedeva una sosta 'barbonaggio' a poco più di metà strada, ma durante una sosta presso un bar decidiamo di fare tutta una tirata fino a Ourzazate dove ci attende un confortevole albergo e una rinfrescante piscina, risaliamo quindi in sella alle moto e con andatura spedita raggiungiamo la città nel primo pomeriggio; anche questa volta 5 secondi dopo aver posato le borse in camera sono già immerso nell'acqua azzurra della piscina imitato da diversi altri partecipanti, poi consumiamo uno spuntino nel bar a bordo vasca e quindi un po' di riposo in camera prima della visita nella kasbah.
Con una guida locale e insieme al nostro simpatico Mohamed visitiamo la residenza del Pascià apprendendo interessanti e curiosi particolari sulla vita di questa figura decaduta il secolo scorso, poi in un locale che sovrasta la kasbah beviamo un buon tè alla menta.

Ritornati in albergo consumiamo una buona cena, ci sono altri casi di disturbi gastro/intestinali che quasi mi stupisco di non soffrirne visto che ho mangiato tutto quello che mi hanno proposto e anche di più, d'altra parte anche chi si lavava i denti con l'acqua minerale è stato colpito, quindi è bene 'fasciarsi la testa' non più di tanto…..

Sesto giorno: mercoledì 13 giugno, Ourzazate - Marrakech
Questa è la tappa più corta del raid, circa 300km, siamo consapevoli che la parte 'avventurosa' del giro è finita, ora ci attende la vita di Marrakesh e la tappa marathon sulla costa atlantica fino a Tangeri.
Partiamo quindi un po' più tardi dei giorni precedenti, lungo il percorso ci fermiamo su una collina da cui si può ammirare il paesaggio dove è stato allestito il set de 'Il Gladiatore', poi iniziando questa volta a risalire verso nord-ovest, riprendiamo l'Atlas marocchino su strade di montagna fino al passo di Tichka a 2450m slm, una corsa in bici (il Marocco è uno dei 4 paesi africani in cui questo sport è praticato anche a livello professionale) ci incrocia da qualche giorno e siamo a volte costretti ad impostare i tempi di sosta in base al loro percorso che potrebbe comportare la chiusura delle strade da parte dei poliziotti in sella a grosse BMW boxer.


La strada è molto bella, anche se l'asfalto presenta a volte dei tratti sconnessi, decidiamo di fare la sosta presso un accogliente locale lungo il percorso e c'incastra pure guardare la corsa in bici divertendoci a fare il tifo per i ciclisti provati dalla fatica della gara. Visto lo stop forzato a causa della competizione ne approfitto per cambiare la leva freno con una modificata da Alberti nella pedalina sostituita con una parte per off-road, dato che il sole picchia forte prendo un ombrellone dai tavoli del locale e lo tengo sopra ad Alberto che con l'aiuto di Mohamed cambia la leva, la curiosa scenetta provoca diversi scatti e molte risate visto che Toni commenta il tutto come se si fosse in una gara di GP!
Finita la corsa in bici ripartiamo per Marrakesh dove arriviamo in serata, la città ci accoglie con il solito traffico caotico, ma trovare il lussuoso 'Le Meridien' non è difficile, si presenta come una bellissima struttura in un'isola verde che ci accoglie al suo interno, dotato persino di metal detector all'ingresso e di personale fisso ad ogni ingresso/porta, sia interna che esterna.


Questa volta non vi dico cosa ho fatto dopo aver posato le valige in camera, ve lo potete sicuramente immaginare, ci diamo appuntamento alle 20 nella hall, andremo a cena in uno dei più 'gettonati' locali di Marrakesh, il Jad Mahal, descrivervi la serata sarebbe troppo lungo, ma vi assicuro che l'esperienza vale, per la cucina, ma soprattutto per l'atmosfera, la musica suonata dal vivo e le stupende 10 ragazze che hanno danzato in un ambiente che sembrava il set di un film! Mi dispiace per Luciano che accusa un fastidioso disturbo gastro/intestinale, ma decide comunque di rimanere con noi.
Dopo cena andiamo a visitare la Medina, di notte è meno popolata, assume una dimensione più intima e misteriosa, rimangono le bancarelle gastronomiche con i loro fumi e vapori che salgono in aria creando dei giochi di luci e di odori particolari, qualche gruppetto di locali si dedica alle percussioni attirando attorno a se un po' di gente, alcuni negozi sono ancora aperti, c'è vita, mi immagino cosa possa essere di giorno!
Decidiamo di tornare in albergo prendendo dei taxi, quelli piccoli (Fiat Uno o auto simili) accettano solo tre passeggeri, quelli grandi, i 'grand taxi', anche 5 persone stipate tra i sedili posteriori e anteriori, in genere sono tutte vecchie Mercedes con un imprecisato numero di centinaia di km all'attivo.

Settimo giorno: giovedì 14 giugno, giornata libera a Marrakesh
Oggi è la giornata completamente libera del tour, ognuno quindi può viverla come meglio crede, la Tom42 ha comunque previsto una visita guidata della medina al mattino, e un giro lungo le mura della città su calesse al pomeriggio, purtroppo appena alzato mi trovo costretto a ripetute sedute sulla tazza del cesso, tanto che per prudenza decido di non visitare la medina e opto per un 'sacrificio' a bordo piscina, mi faccio tante belle nuotate nella stupenda vasca dell'albergo interrotte da un po' di relax sorseggiando un tè disteso su un lettino prendisole, tutto sommato non è andata poi male….
A pranzo osservo un digiuno sostituendo il pasto con un altro tè e poi nel pomeriggio insieme a Maurizio e Corrado mi faccio il giro in calesse avendo modo di percepire i vari aspetti della vita diurna di Marrakesh; la sera ritorniamo quasi tutti nella medina per cenare in un riad (una casa chiusa verso l'esterno e aperta all'interno con una grande chiostra), mi limito ad un piatto di pasta con olio e formaggio godendomi alla grande l'atmosfera di un luogo che non penseresti nemmeno esistesse tra gli stretti vicoli che penetrano la città: siamo su una terrazza a cielo aperto, intorno a noi vediamo tutta la medina e il minareto illuminato in lontananza, due locali suonano una specie di mandolino e poi ci sarà anche una prosperosa danzatrice che farà la sua breve apparizione.
Ritorniamo all'albergo con i soliti taxi, domani ci sarà la tappa marathon di ben 600km.

Ottavo giorno: venerdì 15 giugno, Marrakesh - Tangeri


Svolti i soliti rituali siamo in moto alle 8, partiamo quindi in direzione nord scegliendo questa volta un percorso molto scorrevole, la nuova autostrada che collega Marrakesh a Tangeri, il paesaggio si presenta brullo e arido, sarà anche per la gradevole temperatura mattutina e la velocità costante sul dritto e scorrevole nastro d'asfalto, ma poco dopo vengo assalito da dei tremendi colpi di sonno, non so che fare visto che il gruppo continua ad avanzare e allora ricorro all'estremo espediente che in questi casi mi ha sempre aiutato a tirare avanti: inizio a cantare, a voce alta ovviamente, altrimenti con i rumori che arrivano nel casco non riuscirei a sentirmi, per fortuna nessuno udirà mai il mio canto stonato!
Quando ci fermiamo in un'area di servizio vengo a sapere che tutti sono stati afflitti da colpi di sonno, ci rinfreschiamo quindi con delle bibite fresche e poi risaliamo in moto con l'idea di fermarci a fare 'barbonaggio' sulla costa atlantica tra Rabat e Casablanca.
Dopo un po' di peripezie grazie all'intuito di Gianluca troviamo un bel posto direttamente in riva al mare dove arriviamo con le nostre moto guidando su un breve tratto di sterrato misto a sabbia, è la prima volta che vedo l'Atlantico dalle coste dell'Africa, fa una certa impressione, nelle spiagge non c'è nessuno, niente navi o isole all'orizzonte, il solito spazio infinito che a me affascina enormemente, arrivo a toccare l'acqua nel golfo sotto di noi, le onde arrivano lunghe e alcuni scogli interrompono la spiaggia.
Consumiamo il pasto in un ambiente molto suggestivo, facciamo delle belle foto di gruppo, consapevoli che ormai siamo veramente alla fine, rimontiamo quindi sulle moto per gli ultimi chilometri che ci porteranno a Tangeri, nello stesso albergo dell'andata, non senza però un imprevisto colpo di scena.
Ogni volta che ci addentriamo nel traffico delle grandi città, le moto riuscendo a sfilare via dalle colonne che si formano a incroci e semafori prendono sempre un discreto vantaggio sul fuoristrada e sul furgone che arriva per ultimo anche al Rif di Tangeri, gli andiamo quindi incontro per scaricare i bagagli, ma veniamo respinti da Alberto Tapparo in quanto fuori c'è un'animata discussione tra Toni e la polizia locale.
I fatti stanno in questo modo: durante l'ingresso in città due ragazzi marocchini si sono introdotti nel furgone, Toni insospettito dai rumori è sceso per controllare e questi hanno cercato di scappare, pur riuscendo a fermarli l'intervento di altri due ha permesso che si dileguassero nella folla, a questo punto visto il caos di traffico e di persone che si stava creando è ripartito verso l'albergo, qui come hanno aperto le porte per controllare eventuali furti la sorpresa, dietro le valige disordinatamente accatastate c'erano altri due ragazzi! A questo punto sono state richiuse le porte in attesa dell'arrivo della polizia mentre il furgone veniva presidiato dal personale di sicurezza dell'albergo.
Il tempo passa, farsi capire dai gendarmi locali non è facile, noi nel frattempo siamo rimasti a distanza controllando la situazione, all'improvviso si apre la porta laterale scorrevole del furgone e i due scappano fuori, uno rischiando la vita si butta nel traffico attraversando di corsa la strada, l'altro riusciamo ad affrontarlo e con le 'buone maniere' lo convinciamo a desistere dalla fuga, interviene la polizia che lo ammanetta e la discussione continua.
Cerco di farla breve concludendo lo spiacevole episodio: dalle borse non era sparito nulla, come ci ha raccontato la polizia questi ragazzi sono solo dei poveri disgraziati provenienti dai villaggi del sud che abbiamo visitato, con mezzi di fortuna vengono al nord percorrendo 1000 e oltre chilometri, poi nei pressi del porto di Tangeri cercano disperatamente un camion/furgone dove nascondersi nella speranza di venire traghettati come clandestini in Europa, ecco quindi 'il gioco' dei ragazzi che si attaccavano dietro ai camion descritto all'inizio del mio racconto, non era solo fine a se stesso…..
Questo movimentato episodio fa perdere tempo all'organizzazione che tirerà fino alle 22 per caricare le moto sul camion, la sera trascorre tranquilla, ne approfittiamo per scambiarci gli indirizzi e.mail, ormai il nostro affiatamento è diventato grande e tutti speriamo di ritrovarci insieme in qualche nuova avventura proposta dalla Tom42.

Nono giorno: sabato 16 giugno, Tangeri - Madrid - Milano
L'ultimo giorno è dedicato al rientro con il percorso dell'andata invertito, la differenza è che a Madrid avremo un buco all'aeroporto di circa 4 ore del quale alcuni compreso il sottoscritto ne approfitteranno per visitare la stupenda città di Madrid.
I voli sono regolari e arriviamo a Milano Linate puntuali alle 22.15, una lunga e veloce tirata con una sola sosta per il rifornimento mi porterà a casa alle 1:30 di domenica mattina, stanco, ma felice per un viaggio di grande soddisfazione sia dal punto di vista motociclistico che umano.


Considerazioni sul raid
Il periodo migliore per effettuare un viaggio come questo è immediatamente prima e dopo l'estate, in questo modo si riescono ad evitare le piogge (d'inverno) che renderebbero impraticabili le piste di montagna e troppo calde (d'estate) le strade nelle zone desertiche, andrete comunque incontro ad una forte escursione termica di oltre 20 gradi e anche d'altitudine passando dal mare ai 2700m della montagna, l'abbigliamento sia in moto che a piedi deve quindi essere in grado di adattarsi alle differenti situazioni climatiche prevedendo eventuali (comunque rare in questo periodo) piogge.
In un percorso come il nostro credo proprio che le moto più adatte siano le grosse enduro bicilindriche stradali normalmente gommate, il sottoscritto e Alberti hanno montato i tassellati (Karoo 2 per Alberti, Karoo T per Alex) solo per divertirsi un po' di più nelle piste e comunque considerando il fondo stradale, buono solo nelle arterie principali, ci siamo trovati bene.
Sul discorso di ricorrere o meno ad un Team organizzato come quello di Tom42 ho già parlato nel prologo, volendo fare in proprio ritengo indispensabile avere comunque un pick-up o grosso fuoristrada al seguito, in grado di trasportare le moto se in panne e soprattutto di caricare i bagagli nelle piste di montagna visti i numerosi guadi ed enormi pozzanghere in cui abbiamo 'navigato'.
Fate attenzione alla carta verde dell'assicurazione, da quest'anno il Marocco è stato tolto (da quasi tutte le compagnie) dai paesi contemplati, bisogna quindi ricorrere ad una assicurazione in loco stipulabile in dogana al prezzo di circa 50€, la benzina verde al sud non sempre si trova ed una volta siamo dovuti ricorrere a quella rossa miscelandola con quello che era rimasto di verde nel serbatoio.
In un raid come il nostro dove tutto l'itinerario si svolge con road-book e guida in moto, per non essere solo spettatori, ma anche protagonisti, ritengo indispensabile documentarsi con una guida cartacea, io mi sono trovato benissimo con la Lonely Planet le cui indicazioni si sono rispecchiate con grande verità nella realtà delle località visitate, utile poi la carta del Marocco edita dalla Michelin e il GPS, per il mio Garmin GPS V ho trovato su Internet le mappe (senza autorouting) delle zone da noi attraversate e le strade riportate hanno coperto almeno l'80% del nostro itinerario, ad esempio la pista di montagna che partiva da Imilchil era interamente e precisamente referenziata tanto che avrei potuto percorrerla da solo senza timore di sbagliare.
Nelle strade di montagna troverete delle bancarelle che vendono minerali e fossili, attenzione che spesso questi ultimi sono sassi di fiume abilmente lavorati a scalpello e i minerali sono finte pietre di terracotta a forma d'uovo cavo dipinte all'interno. L'Euro viene spesso accettato come normale valuta, ma è meglio ricorrere a quella locale il cui rapporto di cambio è molto facile: 1€ = 10 Dirham per cui 10€ = 100 Dirham, in tutti gli alberghi di città in cui siamo stati ospitati era possibile ricorrere al cambio.

Che dire della Tom42, probabilmente ne esisteranno anche di più bravi, ma io non li conosco, il Team con base a La Spezia e collaboratori sparsi in altre regioni ha come principale responsabile Toni Merendino, persona di grande carisma ed esperienza, sia umana che professionale, vanta un curriculum di grande rispetto avendo collaborato con Honda, Cagiva, Aprilia e Yamaha; attualmente per i raid utilizzano le BMW R1200GS concesse loro dalla BMW Motorrad Italia; Gianluca Bonilauri, l'altro responsabile del Team ha raccolto l'esperienza di Toni dimostrandosi un vero 'factotum' in tutte le situazioni oltre che un ottimo 'manico' nella guida; infine Alberto Tapparo, il medico ufficiale di Tom42, persona squisita e sempre disponibile, segue anche gare internazionali come ad esempio il Rally dei Faraoni; ulteriori info sulla loro attività le trovate sul sito www.tom42.it


© 2007 Alessandro Bellucci - e.mail  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. v.1.03

 

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